Salviamo il persico del lago di Varese
L'Università del'Insubria ha trovato nella Provincia l'unico alleato per tutelare la fauna autoctona minacciata
È stato il bene più prezioso per i pescatori professionisti. Nelle reti ne finivano almeno 30.000 chili all’anno. Lo scorso anno, gli otto pescatori professionisti presenti sul lago di Varese sono riusciti a catturarne solo 250 esemplari.
Il pesce persico, esemplare autoctono, è minacciato d’estinzione.
In questi anni di grave abbandono dello specchio d’acqua, la fauna ittica si è modificata. Sono intervenute specie nuove predatrici che hanno intaccato gli equilibri. Non si trovano più persici, scardole, trote in abbondanza, ma solo una grande quantità di pesci gatto e siluri.
Oggi, avviato il processo di rivitalizzazione del lago, c’è chi ha lanciato l’allarme per la sua fauna. Il grido è partito dall’Università dell’Insubria e, più specificamente, dal Dipartimento di Biotecnologie e Scienze Molecolari, diretto dal professor Marco Saroglia. Tra i primi a raccoglierlo è stata la Provincia e il suo Assessore all’Agrigoltura – Caccia e Pesca Bruno Speccharelli.
La battaglia che si combatte sott’acqua è relativa alla catena alimentare. Pesce gatto e pesce persico si nutrono nello stesso modo: soprattutto si cibano dei cosiddetti "pesce foraggio" come le alborelle, o di planton. I I predatori, inoltre, vanno ghiotti di uova e larve e, guarda caso, proprio di uova e larve di pesce persico. Grossi problemi, inoltre, arrivano dalla bolle di anossia ( mancanza di ossigeno) presenti negli strati più profondi soprattutto d’estate.
L’Università dovrà appurare le vere ragioni di questa diminuzione e, dall’altra parte, cercare di recuperare la comunità dei persici.
Con l’aiuto dei pescatori professionisti e dei colleghi dilettanti dell’Apd Tinella ’72, il professor Saroglia è riuscito a costituire un’oasi dedicata alla riproduzione del pesce. È posizionata alla foce del Tinella e nella parte di lago antistante. Qui sono stati collocati degli incubatori dove immettere le larve che cresceranno senza pericolo. Nei prossimi mesi verranno immesse due milioni di larve che, adeguatamente tutelate sino a sei mesi di vita, dovrebbero contribuire all’opera di ripopolamento.
E se il primo passo ormai è fatto, il professor Saroglia spera che sia solo l’inizio di un lungo cammino: «Mancano i fondi per far diventare il nostro laboratorio un osservatorio permanente. Non si chiede la luna: le attrezzatura ci sono, si deve soltanto pensare alla gestione». Il lago di Varese, unico nel sistema laghi settentrionale, non è mai stato oggetto di attenzioni e tanta indifferenza ha fatto danni. Da evitare in futuro.
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