Città metropolitana, Legnano alza gli scudi
Un'ordine del giorno bipartisan per mantenere Legnano fuori dal futuro ente metropolitano sarà discusso in consiglio comunale: lo firma il presidente Massimo Colombo
La città metropolitana avanza e Legnano alza gli scudi. Se un tempo il nemico era il feroce Barbarossa con le sue soldataglie d’Oltralpe, oggi il pericolo si chiama Milano. Sembra essersene ormai convinto l’intero consiglio comunale, visto che nella seduta prevista per questa sera si intende mettere ai voti (con esito positivo più che scontato) l’ordine del giorno firmato a nome di tutti i gruppi consiliari da Massimo Colombo (AN), presidente dell’assemblea legnanese.
Lo scorso 19 gennaio il Governo ha approvato uno schema di disegno di legge per avviare il procedimento di istituione delle Città metropolitane, enti territoriali previsti da anni ma sinora rimasti sulla carta. Considerato che Legnano potrebbe essere inclusa nella città metropolitana milanese (la legge prevede che le Città metropolitane rimpiazzino le Province delle maggiori città, ma non obbliga a farlo, prevdendo consultazioni popolari tramite referendum) mette le mani avanti l’ordine del giorno firmato Colombo, si esprime parere contrario all’incorporazione della città del Carroccio nel nuovo ente. Motivo: «la città metropolitana [é] un ente di governo idoneo per vaste aree omogenee, quindi adatto per la città di Milano e i Comuni ad essa omogenei, ma non per tutti i Comuni della Provincia di Milano»; «la città metropolitana isolerebbe maggiormente Legnano dal contesto territoriale dell’Alto Milanese, in partciolare dalle città di Busto Arsizio e Gallarate con le quali si stanno avviando positive azioni di governance in tema di multiutilities e di mobilità e trasporti»; «le specificità di Legnano [devono] essere gestite innanzitutto con relazioni fra gli enti del territorio e non trasferendo competenze alla città metropolitana».
Il senso è chiarissimo. Dove cominci la difesa dell’autonomia locale e dove finisca l’attacco al governo e alla Provincia di Milano, un po’ meno: il centrosinistra ha già, del resto, i suoi bravi mal di pancia, con chi sostiene l’autonomia senza se e senza ma, senza cedere a considerazioni di opportunità politica, e chi si attiene ad una linea "di partito" più sottotraccia. Le decisioni che calano dall’alto piacciono poco, a detta del presidente (in quota An) del consiglio comunale; viene da chiedersi cosa sarebbe successo se il disegno di legge fosse giunto un anno fa, sotto tutt’altro governo. Le parti si sarebbero invertite? Sarebbe stato il centrosinistra a dare l’allarme e tentare di cooptare la maggioranza a tutela della specificità locale? Difficile a dirsi.
«Legnano è Legnano, non è Rho o Pero, per dire» sostiene Colombo; «è dal 1990 che qui in città si esprime preoccupazione per la prospettiva di essere inglobati e diventare "periferia della periferia"». Per il presidente del consiglio comunale «è giunta l’ora di abbattere quel "muro di Berlino" che separa l’Alto Milanese dal Basso Varesotto. Ma attenzione: non abbiamo nessunissima intenzione di inventarci nuove province, nella situaizone attuale è impensabile, semplicemente chiediamo il riconoscimento di un carattere comune e di interessi comuni, soprattutto nell’ambito della progettazione del territorio, con Busto e Castellanza piuttosto che con Milano».
Colombo annuncia comunque che quella di Legnano sarà una posizione aperta al dialogo. «Se Penati ha un’idea diversa, perlomeno venga qui, discutiamone: non è del mio schieramento ma è un politico intelligente con cui si può parlare; non posso dire lo stesso di certi altri che lo hanno preceduto».
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