Il sistema universitario è in crisi «Possiamo solo sopravvivere»

Nei laboratori di via Dunant, l'equipe di ricerca della professoressa Bracale cerca risposte genetiche per aiutare l'agricoltura. Ma con enormi difficoltà

Caldo africano e temperature polari, il ciclo delle stagioni fa le bizze e le prime a soffrire sono le piante.
In soccorso dei vegetali è arrivata la scienza che cerca strade per "aggiustare" i problemi del ciclo naturale.
Si parla di OGM, con tutti gli spettri che questa parola include, processi di alterazioni genetiche che oggi hanno raggiunto un livello di perfezione e sicurezza da smontare la maggior parte delle critiche.

Anche all’Università dell’Insubria si stanno realizzando studi genetici importanti: l’equipe della professoressa Marcella Bracale a capo del team di biotecnologie vegetali della Facoltà di Scienze di Varese(insieme ad alcuni ricercatori del CNR di Milano) ha già brevettato un gene particolare, isolato nel riso, che ha dimostrato di poter sopportare forti stress ambientali: « Stiamo sperimentando l’introduzione di quel gene in altri vegetali per verificare se vengono prodotti gli stessi risultati».
Il successo di questi studi avrebbe importanti ripercussioni nel campo dell’agricoltura: rendere le piante più forti e meno aggredibili da fattori esterni sarebbe un importante traguardo per l’economia agricola preoccupata da fenomeni meteorologici devastanti.

«Purtroppo in Italia la sensibilità su questo tema è scarsa – commenta amareggiata la professoressa Bracale – Siamo in un periodo di ristrettezze che si ripercuotono a caduta su tutto il sistema universitario. La ricerca, da sempre settore trascurato, ne sta risentendo enormemente».

Per la docente dell’Insubria, il problema non è legato particolarmente all’Università varesina ( «Noi non abbiamo nemmeno una serra per le nostre coltivazioni») : «Il clima di crisi è generalizzato e preoccupa soprattutto per il futuro: come facciamo ad appassionare i giovani? Non possiamo offrir loro prospettive, le occasioni sono risicate e precarie. I più volenterosi se ne vanno all’estero mentre da noi non vuole venire nemmeno uno studioso straniero. Francamente l’entusiasmo è evaporato».

Nonostante il pessimismo generalizzato, nei laboratori di via Dunant i lavori di ricerca proseguono: « Ci sono migliaia di geni da studiare, da mettere in correlazione tra loro. Noi, attualmente, stiamo applicando il gene brevettato ad altre specie agrarie come il pomodoro e il mais: vogliamo capire se quel gene è presente, se reagisce nello stesso modo. Il campo di studio è vasto e i tempi sono lunghi, visto che i mezzi a disposizione sono limitati. È triste, ma dobbiamo constatare che su questo filone di ricerca l’Italia ha ormai perso il treno. Speriamo che la crisi passi in fretta. Intano noi cerchiamo di sopravvivere».

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Pubblicato il 24 Gennaio 2007
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