La Liuc non conosce la crisi: «Vincenti i nostri valori»

Il rettore Rebora giudica la situazione difficile che vive il mondo accademico, giudicandola un momento fisiologico di crescita

Il sistema universitario sta vivendo un momento di crisi. Poche le risorse in rapporto al numero di atenei e ai corsi fioriti in questi ultimi anni. L’allarme di una crescita eccessiva del sistema era stato lanciato già in passato dall’università Carlo Cattaneo di Castellanza, preoccupata per i rischi legati alla "qualità".
 Ecco perchè oggi, nonostante il clima sfavorevole, alla Liuc l’atmosfera è distesa, persino ottimistica:
«Tenderei a non esagerare con il pessimismo – commenta il rettore Gianfranco Rebora – Negli ultimi anni abbiamo assistito ad alcuni eccessi. La crescita non è stata controllata: ci sono state esperienze positive ed altre meno. Quella in cui ci troviamo a vivere è una fase di stabilizzazione che noi viviamo con preoccupazione, ma solo fino ad un certo punto. L’università è lo specchio del paese, vive gli stessi eccessi e le stesse involuzioni»

Quindi è una crisi che può produrre risultati positivi..
«La speranza è che passino i concetti della "spesa oculata" e della valorizzazione della qualità. Noi auspichiamo che si individuino strumenti oggettivi per pesare la qualità di ognuno, indicatori fondamentali da tenere in considerazione nel momento della distribuzione delle risorse»

Un vecchio concetto a voi caro
«Certamente, non scopriamo nulla di nuovo. La nostra università è da sempre impostata su livelli di efficienza e di eccellenza. Dovendo bilanciare le risorse, abbiamo sempre mirato alla qualità»

Com’è cambiata in questi sedici anni l’università?
« La formazione universitaria ha perso molto dei retaggi passati. È proiettata verso il futuro: si investe di più sulla lingua inglese, sulla globalizzazione, sulla tecnologia. Da parte nostra, crediamo in un modello formativo che coinvolga continuamente insegnanti e studenti, una sorta di crescita parallela costante tesa al miglioramento. Nessuno, nemmeno i docenti, possono pensare di "essere arrivati"»

E i ragazzi di oggi sono diversi?
«Hanno molte più possibilità. Hanno a disposizione una gamma di abilità, impensabile solo un decennio fa.  Non sempre i giovani ne sono consapevoli o, meglio, non sempre ne sono pienamente consapevoli. A volte noi professori ci attendiamo di più. Sentiamo parlare di un indebolimento degli strumenti linguistici in mano agli studenti: è vero, ma non si può ridurre il discorso alla bassa qualità dell’insegnamento nella scuola italiana. Oggi i giovani hanno competenze tecnologiche incredibili. I cambiamenti sono profondi: al sistema accademico accedono fasce di popolazione sempre più ampie e questo comporta inevitabilmente un livellamento della preparazione».

Qual è il primo consiglio che dà alle matricole?
«È quello di vivere l’università in modo totale. Non ci si può fermare all’apprendimento. Ci sono servizi, occasioni, facilitazioni di cui si potrà godere solo in questa fase della vita»

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Pubblicato il 26 Gennaio 2007
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