Luca Moretti: «Studiare e sciare? È dura, ma non rinuncio»

Ecco le aspettative del rappresentante dell'Insubria alle Universiadi. Che confessa: da piccolo non volevo studiare, poi ho deciso di gareggiare e fare le serali

28 anni, un talento dello sci e, probabilmente, anche un futuro economista. Non male il curriculum di Luca Moretti, atleta di Sondrio che rappresenterà l’Insubria alle Universiadi invernali di Torino. Moretti persegue una carriera agonistica importante, facendo parte della Nazionale di sci alpino ed avendo partecipato alla Coppa del Mondo ed alla Coppa Europa (quest’ultima con ottime posizioni in classifica). Ma per questo non ha voluto rinunciare all’istruzione, anzi l’ha voluta fortemente, e quest’anno si è iscritto al corso di Economia, a Como. Domani inizierà a gareggiare nel gigante, ma promette buoni risultati soprattutto con lo slalom.

Ma come si fa a far combaciare la carriera universitaria con quella sportiva e cosa differenzia le Universiadi dagli altri eventi sportivi? Per saperlo abbiamo parlato proprio con lui, dal villaggio olimpico di Bardonecchia, a poche ore dalla sua prima gara.

Come vedi queste gare, ti senti competitivo?
«Questo è il primo anno in cui partecipo, e devo ancora avere un’idea precisa del livello. Sicuramente mi sembra buono, anche perché ritrovo alcuni miei "colleghi" degli Europei. Mi sento competitivo, soprattutto nello slalom credo di poter ottenere buoni risultati».

Cosa differenzia le gare a cui partecipi solitamente da questa iniziativa?
«Ovviamente le competizioni sono organizzate in modo differente: qui è tutto molto più piccolo, più semplice. Stiamo usando le strutture delle Olimpiadi, ma l’organizzazione è sicuramente differente».

E il clima tra gli atleti com’è?
«Decisamente più giocoso: nelle altre competizioni valeva sempre il detto "morte tua vita mia", a quest’ora saremmo tutti a riscaldarci, mentre qui stiamo insieme, nel villaggio olimpico, in una grande aula internet, magari scherzando o chiacchierando insieme»

Questa sera sarai all’inaugurazione?
«Eh no, i vestiti che mi hanno dato sono decisamente più grandi della mia taglia, e non voglio fare brutta figura (ride)».

Di certo vedere un atleta come te interessato ai trattati di economia è una cosa singolare. Come sono nati l’amore per lo sci e quello per questa materia?

«Quello per lo sci è nato da sempre perché già a tre anni muovevo i primi passi sulle piste da sci davanti casa. Ad economia, invece, mi sono iscritto quest’anno. Devo ancora dare i primi esami, e non è facile, ma ci provo e tengo molto a questo impegno».

Come mai, con una carriera agonistica così impegnata, hai deciso di iscriverti all’Università?
«Perché al giorno d’oggi, in Italia, con una carriera agonistica o sfondi alla grande o rimani con un pugno di mosche: lo sci ultimamente sembra uno sport poco seguito. E poi sono interessato a questi studi, anche se bisogna ammettere che il sistema scolastico italiano non sembra ancora agevolare l’unione di sport e istruzione. Si fa una fatica disumana a portare avanti entrambi gli impegni, siamo lontani anni luce dalle politiche dei college statunitensi».

Cosa consiglieresti a chi rinuncia allo sport per l’istruzione?
«Di non farlo, bisogna tentare perché è possibile, e più persone provano ad abbinare queste attività meglio sarà per tutti. Anche fare il contrario, cioè abbandonare gli studi per lo sport, è sbagliato. Io da ragazzino ho litigato con mio padre perché mi lasciasse terminare gli studi, per lo sport. Poi ho dovuto cambiare idea ed ho deciso di recuperare le superiori con la scuola serale, ed ora con l’iscrizione ad economia. Fare queste attività, anche ad un certo livello, è possibile, anche se è una bella lotta».

Speriamo, ovviamente, che Luca abbia ragione. I risultati di queste Universiadi, e dei prossimi esami, forse saranno un bel messaggio per tanti giovani.

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Pubblicato il 17 Gennaio 2007
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