Battarino: «Dietro una sentenza, c’è sempre una storia»
Intervista al gip del tribunale sul rapporto tra il lavoro di giudice e quello di scrittore
Un giudice presenta un giudice. Non è l’inizio di un indovinello e tantomeno uno scioglilingua. Giuseppe Battarino, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Varese, giovedì 8 febbraio alla “Libreria del corso”, presenterà Gianrico Carofiglio scrittore di successo e magistrato della direzione distrettuale antimafia alla procura di Bari.
Battarino, quale dei libri di Carofiglio le è piaciuto di più?
«Per quanto riguarda i tre pubblicati da Sellerio, che hanno come protagonista l’avvocato Guerrieri, andrebbero letti contemporaneamente perché ti danno l’idea di quanto è complessa la realtà, specialmente in un tribunale. Non è come negli sceneggiati televisivi dove c’è un solo caso su cui tutti si concentrano. Carofiglio nei suoi libri si avvicina alla complessità che viviamo: ci sono molte esistenze e storie che si incrociano. Alcune prendono la scena, altre sfumano, altre ancora si intrecciano».
De Cataldo, autore di “Romanzo criminale”, e Carofiglio. Due magistrati, due casi di scrittori di grande successo. Secondo lei, qual è il legame, se esiste, tra queste due professioni?
«Il lavoro che si fa è solo un punto di partenza. Certo è che fare il magistrato favorisce l’analisi dei caratteri, l’approfondimento delle situazioni e quindi la conoscenza delle esistenze umane. I giudici scrivono molto, ma i giornalisti riportano in genere solo la decisione di un processo, che viene comunicata subito e in modo sommario. Ma è, invece, la motivazione che sta dietro quella decisione la parte più ricca, interessante, argomentata e comprensibile. In genere letta solo dagli addetti ai lavori».
Se il giudice è un potenziale scrittore. Il pubblico ministero che cos’ è?
«Penso che il giudice sia più vicino alla figura dello scrittore, proprio perché deve argomentare e motivare. Il pubblico ministero, invece, è più vicino al cronista nell’esigenza di immediatezza e rapidità della notizia».
E il giudice Battarino che rapporto ha con la scrittura?
«Scrivere mi piace e sono anche un lettore accanito. Prima di diventare magistrato in realtà ho fatto altre cose, abbastanza consapevolmente: ho lavorato in un ente pubblico, in un’azienda privata, ho scritto saggi su temi giuridici e tecnologici. Poi, per un certo periodo, ho scritto per “La tribuna”, un settimanale della provincia di Como, che ora non c’è più»
Nel libro “Ragionevoli dubbi” si introduce il tema della legge non scritta e dell’affermazione del principio di legalità su tutto e tutti, anche sull’interesse corporativo.
«Il dilemma esistenziale e professionale di Guerrieri andrebbe trasportato nella vita di tutte le persone, (compresa quella dei giudici ndr). Bisognerebbe porsi una domanda fondamentale, come ha fatto Emilio De Marchi nel “Demetrio Pianelli”: ma è un bene o un male essere diversi dagli altri? Se essere diversi vuol dire rispettare l’etica».
Nelle storie raccontate da Carofiglio non manca mai la colonna sonora. Ci si riconosce?
«Sì, perché è un fatto generazionale. Tra me e lui c’è solo un anno di differenza (Carofiglio ha 46 anni ndr). Siamo stati inzuppati nella musica».
Qual è il libro o l’autore che più l’hanno segnata?
«(Ci pensa un po’ ndr) ”I promessi sposi”, perché in quel romanzo c’è tutto. Ma anche Piero Chiara. Non fosse altro perché sono stato pretore di Luino».
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