Buone fonti e cattive notizie
Accade che un giovane ragazzo di 27 anni faccia un incidente assieme al fratello in circostanze che la magistratura dovrà chiarire. Quel ragazzo in seguito all’incidente perde la vita. Tutto verificato, tutto raccontato. Ma come? In che modo, chiedono gli amici dei due ragazzi coinvolti nell’incidente (con toni a volte eccessivi ma comprensibili) nelle mail arrivate in redazione? I toni dell’articolo dello scorso 29 gennaio che descrivevano l’incidente sono troppo frivoli, dicono alcuni. Al di là del dispiacere per quanto accaduto, è bene chiarire alcuni passaggi del nostro lavoro.
Il lavoro del cronista è spesso, spessissimo abbinato quello di chi segue ciò che accade sul territorio. In particolare il rapporto tra chi scrive le notizie e le fonti (che sono costituite da lettori, lettori, “voci” di confidenti, ma soprattutto da quanto riportano le forze dell’ordine) è un intreccio indissolubile. Per credere alle fonti, è necessario che queste siano autorevoli, certe e sufficientemente rapide nell’esposizione dei fatti. Se la comunicazione avviene attraverso canali – in “tempo reale”, come il web – che sono velocissimi, questo rapporto è ancora più importante. Tuttavia, spesso lottando contro il tempo, non ci si accontenta di scrivere ciò che si è sentito dire, ma lo si verifica sempre. Soprattutto con i fatti di cronaca nera. Come per molti altri casi di cronaca abbiamo verificato, forse prima ancora di altri, le condizioni dei due ragazzi rimasti coinvolti nell’incidente, che, in un primo momento non erano preoccupanti, “qualche contusione, forse una frattura ma nulla di più” (il codice di priorità dell’intervento, secondo il 118, era difatti giallo: alterazione dei parametri vitali, ma non pericolo imminente di vita). E così è stato scritto, raccontando la vicenda in toni tutt’altro che tragici. Purtroppo ciò che viene raccontato non rimane immobile e subisce le conseguenze della vita e del tempo.
Le condizioni del più grande dei due ragazzi peggiorano, e muore. Una brutta, bruttissima notizia, ma che non cambierà il modo di raccogliere le informazioni e raccontare queste tragedie, che sono tragedie anche per chi deve scriverle.
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