Eredità tradite
Non solo è corretto, ma è addirittura doveroso rinfacciare le “grandi occasioni” perse dalla nostra comunità per errori di valutazione o mancanza di sensibilità da parte di cittadini eletti nelle istituzioni.
Nella valutazione del comportamento dei pubblici amministratori non vanno però trascurate situazioni oggettive che, pur avendo spessore e dignità, vengono regolarmente travolte dal turbine di accuse, contestazioni e polemiche.
A Varese per la crescita di strutture e servizi ai cittadini sino dall’Ottocento hanno giocato un ruolo importante le donazioni: a volte nemmeno in qualche modo sollecitate dalla mano pubblica, esse venivano fatte per evidenziare prestigio, affermazione economico-sociale, sensibilità; forse anche per vincere silenziose sfide di solidarietà, molto appaganti sotto il profilo dell’immagine.
La piccola Varese di quei tempi ripagava questi protagonisti della generosità affidando il loro nome a istituzioni o alla toponomastica: ancora oggi sono numerose le vie, anche molto importanti, dedicate a benefattori.
Le donazioni erano anche testimonianza di un forte legame con la comunità, di un prezioso senso di appartenenza e di una grande fiducia nel “pubblico”. Questa cultura è andata affievolendosi nell’ultimo quarto di secolo a seguito del moltiplicarsi di delusioni derivanti da profondi mutamenti e nuove scelte nella guida delle comunità, da una presenza invadente di una politica che si è data mediocri leggi e regole inadeguate, se non ottuse.
Nonostante questo calo di credibilità delle pubbliche istituzioni anche in questi anni non sono mancate nella nostra città occasioni di importanti donazioni: la più bella, la più sincera e quindi la più nobile è stata la Fondazione Renato e Mimise Guttuso. La morte del maestro ha impedito la realizzazione del progetto che era schietto come quelli di un tempo: infatti non comportava oneri per la comunità.
Come non li hanno comportati le grandi donazioni fatte all’ospedale di Circolo e al “Molina” dalle famiglie Cattaneo e Caravatti.
Recenti ipotesi di donazioni, sempre munifiche e come nel caso di Villa Panza, molto apprezzabili sotto il profilo culturale, prevedevano un impegno finanziario non modesto da parte istituzionale, di qui la grande fuga del Comune, fuga accelerata anche da una sensibilità che sarebbe stata altrettanto scarsa e particolarmente negativa quando si presentò l’occasione di raccogliere in eredità la Fondazione Guttuso.
Avrò occasione di parlare di altre eredità tradite, come quella di una città che in campo ospedaliero ha visto sempre i privati affidarsi al pubblico, oggi mi è sembrato giusto ricordare certe situazioni a monte di donazioni importanti. L’ultimissima: le cento opere di Guttuso offerte in comodato, cioè non a titolo definitivo, a un Comune che non ha spazi museali, tanto da riprovevolmente accantonare le sale che a Villa Mirabello, oggi interamente dedicata all’archeologia, erano riservate a Risorgimento e Resistenza.
Altro importante argomento questo trattato domani, sabato 24 febbraio, dal settimanale “Luce”.
Ci sono nuove presenze a Palazzo Estense e un sindaco che già da presidente del Consiglio regionale ha aiutato la ripresa culturale di Varese. Oggi ancora timida come lo erano i primi passi di coloro che con il museo e il teatro a Gallarate hanno gettato le basi per raggiungere i grandi odierni traguardi. La comunità può crescere solo se sceglie o aiuta uomini in grado di individuare percorsi destinati a premiarla.
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