Federico Bellone: “Grease è il musical perfetto”

A pochi giorni dal debutto varesino del musical più celebre d'Italia, ne parliamo con il suo nuovo regista. Per scoprirne le novità e le conferme

“Broadway Celebration”, “Annie”, “Cenerentola”, “Sweet Charity”, “Tutti insieme appassionatamente”, “Cantando sotto la pioggia” e “Pinocchio”. Questi sono solo alcuni dei progetti ai quali ha collaborato Federico Bellone. Non è poco, se consideriamo che questo regista ha solo 25 anni. Evidentemente la regia della nuova edizione di Grease, forse il musical più amato di sempre dal pubblico italiano, è  il giusto premio per la sua passione.

La nostra provincia recentemente ha già apprezzato un suo spettacolo: il 7 e l’8 gennaio, infatti, il pubblico del Teatro Condominio di Gallarate ha già applaudito la sua edizione della “Piccola bottega degli orrori”. Ma questo “Grease”, in passaggio sabato 3 e domenica 4 a Varese e lunedì 5 a Legnano, è sicuramente lo spettacolo più atteso, tanto da aver già registrato il tutto esaurito.

Per capire bene come sarà affrontata questa nuova edizione del musical, sempre firmata Compagnia della Rancia, ne parliamo proprio con lui, Federico Bellone.

Certamente prendere in mano la regia di uno spettacolo tanto amato quanto Grease è una bella responsabilità. Come ha pensato di affrontarla?
«Per prima cosa non tradendo lo spirito di questo musical, perché Grease funziona già di per sé, e non lo dico per falsa modestia. Si tratta di uno spettacolo molto coinvolgente, con canzoni strafamose, e piace anche e soprattutto ai giovani. Quando mi hanno chiesto di gestire la regia di questa nuova edizione l’ho fatto con grande passione».

Non ha tradito lo spirito, ma ci sono anche delle novità vero?
«Sicuramente c’è moltissimo di nuovo. Le scene sono state completamente rivisitate, il gruppo di attori rinnovato, la regia è cambiata. Abbiamo quindi infuso nuova vitalità in uno spettacolo già di per sé eccellente».

Parlando degli attori avete scelto un cast con un’età media di 25 anni, ci sono dei giovanissimi. Una scelta importante…
«Sì quella di scegliere attori molto giovani è stata una scelta ben precisa. Il copione richiederebbe un cast composto di attori di 19 anni, e anche se il teatro ci permette di “barare” un pochino, abbiamo voluto comunque scegliere attori molto giovani. Questo ci ha permesso di ottenere una grandissimo effetto di energia».

E nonostante la giovane età, si è dimostrato un cast all’altezza e di successo.
«Sì, è stata una sorpresa anche per noi. Probabilmente con il grande successo del musical sono nate molte scuole, nelle quali si sono formati grandi interpreti già validi fin da giovani. Una volta era facile trovare una carenza in almeno uno dei tre aspetti chiave del musical (canto, recitazione, danza ndr) in chi era più giovane. Invece ai provini si sono presentati degli artisti completi, senza alcuna lacuna».

Tutto merito di Grease, questo spettacolo ha avuto effetti quasi storici per il nostro paese. Qual’è il suo segreto?
«Molta gente si è accostata al teatro proprio grazie a Grease, prima lo vedeva come un luogo noioso. Probabilmente la sua spensieratezza è riuscita a dare un’idea diversa del teatro. Il vero segreto di Grease allora è questo: la capacità di coinvolgere i più giovani, anche se si tratta di vicende di ragazzi di un’altra epoca. E la capacità di riprendersi anche i più grandi, grazie all’effetto nostalgia. Così è possibile abbracciare un pubblico più grande, e riportarlo agli spettacoli».

Allora dobbiamo augurare almeno altri dieci anni di successi a Grease in Italia?
«Me lo auguro veramente. Perché questo è stato lo spettacolo che ha reso il teatro musicale in Italia quello che è oggi, l’ha fatto rinascere. Si è creata una grande attenzione ed oggi ci sono sempre più musical».

Possiamo confermare la buona salute del "paziente musical"?
«Si. A teatro ed anche al cinema, basta vedere il recente Dreamgirls o Chicago. Questo è un momento florido per il musical. Ma stiamo attenti: per quanto riguarda il teatro italiano possiamo parlare di un periodo fortunato, ma non di un boom. Gli spettacoli spesso hanno repliche per qualche settimana, ma se vediamo cosa accade negli Stati Uniti, allora scopriamo che il potenziale può essere ancora più alto».

Ci vogliono ancora altri fenomeni alla Grease, per dare un’altra scossa?
«Già, perché è vero, ci sono tanti spettacoli, ma dobbiamo anche distinguere la qualità e vedere quanto registrano in termini di spettatori. Siamo in un periodo positivo, ma si può ottenere ancora di più».

Il suo curriculum non lascia dubbi: è nato per il musical. Da cosa nasce questa passione?
«Non lo so proprio da dove sia nata, anche perché quando ero piccolissimo non c’erano tanti musical. Ma quando vedevo l’operetta o programmi in tv come Fantastico, beh questi suscitavano la mia curiosità, non so perché. Poi crescendo mi sono accorto di quale fosse il settore specifico su cui volevo lavorare, cioè il musical, anche se ad essere sincero non riesco a spiegare razionalmente questo amore».

Una verità: la passione per il musical è qualcosa di inspiegabile, per i registi quanto per gli spettatori. Una passione forte, che bisogna provare. Per questo l’appuntamento con Grease, nella nostra provincia, è un appuntamento da non perdere.

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Pubblicato il 02 Febbraio 2007
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