Fuga dai libri, arriva il piano “anti-Lucignolo”
Dal Ministero un'anagrafe per intercettare i ragazzi che abbandonano gli studi o che non si sono mai iscritti a scuola
In gergo si chiamano “drop out”, “scivolati fuori”. Sono tutti i ragazzi che lasciano in anticipo la loro carriera scolastica. Non si tratta solo di abbandoni, nel fenomeno delle “dispersione” entrano anche le irregolarità nelle frequenze, i ritardi, le interruzioni, le non ammissioni agli anni successivi. Tendenze che il Ministero della Pubblica Istruzione ha quantificato nella sua recente indagine dedicata alla “Dispersione scolastica” e a cui il vice ministro, Mariangela Bastico, ha risposto presentando l’idea di realizzare l’anagrafe "anti-Lucignolo", una banca dati completa di tutti i giovani in obbligo scolastico. Un progetto che andrebbe ad intercettare tutti coloro che a scuola non si sono mai iscritti e che sfuggono quindi alle statistiche ministeriali.
Conoscere l’entità di questi abbandoni è un’esigenza resa ancor più attuale dall’Agenda di Lisbona che pone la riduzione della dispersione scolastica tra gli obiettivi prefissati per il 2010 nel campo dell’istruzione con un traguardo: portare il livello degli "school leavers", i ragazzi dai 18 ai 24 anni con la sola licenza media e che non stanno più seguendo un percorso di formazione, al 10 per cento. Ma da questo obiettivo l’Italia è ancora lontana. Nel 2006 la percentuale dei dispersi è stata del 20,6 per cento, ben al di sopra della media europea (14,9 per cento) ma meno diffusa degli scorsi anni (nel 2000 toccava il 25,3 per cento). A livello regionale si difendono bene la Basilicata – che con il 12,6 per cento si afferma la regione con il più basso tasso di "school leavers" – il Lazio e la Toscana mentre sono in difficoltà la Sardegna e la Sicilia, dove il 30 per cento dei ragazzi è fermo alla licenza media. Anche la situazione in Lombardia non è rosea e con una dispersione del 20 per cento la regione si piazza al quinto posto per grado di abbandoni più elevato.
I dati delle interruzioni di frequenza mostrano inoltre come l’abbandono della scuola non sia una scelta tipica delle aree depresse ma un trend diffuso anche nelle regioni più sviluppate dal punto di vista economico. Secondo l’analisi del Ministero infatti, anche l’inserimento precoce nel mondo del lavoro, tipico di quelle zone dove il lavoro offerto dalle imprese è abbondante come in Lombardia o nelle aree del Nord Est, induce i più giovani ad aggirare i tradizionali percorsi scolastici. In questi casi, sostiene l’indagine, ci si trova di fronte a fenomeni di abbandono dal doppio risvolto: uno sul livello di istruzione e l’altro sul grado professionale delle occupazioni.
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