L’India? Un elefante da affrontare con “pazienza”
Mentre il premier Prodi guida la missione italiana per conoscere il sub continente indiano, Matteo Alberini, studente Liuc, ha vissuto sei mesi a Deli e svela qualche segreto
"Take it easy". Quando sarete in India non dimenticate mai questo detto molto british: il grande paese asiatico va preso con molta pazienza e un pizzico di furbizia.
Questo è il consiglio di Matteo Alberini, mantovano, studente della Liuc ( nella foto) che ha provato l’esperienza indiana: «In bacheca avevo visto l’annuncio di un imprenditore di Cardano di origini indiane. Offriva uno stage di sei mesi in una ditta vicino a Deli. Mi sembrava una bella opportunità da cogliere al volo, così sono partito alla scoperta del nuovo mondo».
L’impatto non è stato dei migliori: «Per noi occidentali, abituati al confort e agli agi, non è facile abituarsi agli usi e costumi locali. L’acqua calda è un lusso che ci si deve guadagnare: se hai un secchio mescoli l’acqua bollente che scalda il boiler dopo due ore con acqua fredda per farti una doccia di fretta. Ogni cosa è approssimativa e richiede attenzione e perizia, guai ad abbassare la guardia, gli indiani sono sempre pronti ad approfittare perchè la vivono come una sorta di ritorsione per il periodo coloniale subito».
Per Matteo il continente indiano ha enormi potenzialità: « A mio parere, il paese può contare su una risorsa importante: l’orgoglio di patria. Gli indiani, per tanti anni sotto dominazione, ora sentono vicino il riscatto e lo cercano in ogni modo. Sono convinti di essere sul punto di prendersi la rivincita. E se questo è un bene perchè tutta la popolazione preme per quel salto, dall’altro noi stranieri siamo visti con molta diffidenza perchè di sicuro non vogliono ricadere sotto un padrone, anche se unicamente economico».
Impiegato in una ditta specializzata nella produzione di macchine per pesare i tessuti, Matteo, una laurea triennale in ingegneria gestionale ottenuta alla Liuc, è stato coinvolto nel progetto di ottimizzazione della logistica e della produzione: « Ci sono molti ingegneri indiani, ma hanno un limite: la loro preparazione è molto americana, altamente specializzata su un punto, ma poco flessibile. Io sono riuscito a farmi apprezzare per le mie competenze più poliedriche».
Nonostante le grandi aspettative e le enormi potenzialità, per Matteo Alberini l’India rimane un paese delicato: « La nostra cultura è lontata mille miglia dalla loro. Inoltre sono molto gelosi delle proprie tradizioni e non sono disposti a mettersi in gioco per avviare un dialogo. I miei problemi sono nati soprattutto quando dovevo entrare in contatto con le persone: finchè erano colleghi di lavoro, conosciuti in un ambiente protetto nessun problema, ma quando si usciva per strada era un vero incubo, c’è grande diffidenza e ti senti preso di mira perchè sei occidentale».
Sei mesi, quindi, che hanno arricchito moltissimo Matteo: «Sono sicuro che l’India è la nuova frontiera economica. Oggi c’è molto fermento sulle infrastrutture e sull’energia perchè sono consapevoli che sono le fondamenta della crescita economica. Oggi i black out sono all’ordine del giorno ma sono consapevoli che la crescita presuppone un sistema energetivo efficiente».
Oggi Matteo è alle battute finali della tesi che lo porterà alla laurea magistrale ma ha già progetti seri per il futuro: «Mi hanno proposto di tornare in India a maggio, per una società di consulenza italiana. Io sono convinto che questo grande paese, con quasi un miliardo e mezzo di abitanti, mi darà soddisfazioni. Oggi non è più pensabile credere al lavoro sotto casa, bisogna essere pronti con la valigia in mano. Io sono contento di vantare nel mio curriculum l’esperienza indiana: è un plus valore che, per un paese come questo, è importantissimo. Oggi io so come muovermi, come trattare con queste persone, come vincere la diffidenza e sostenere la loro determinanzione per raggiungere l’obiettivo».
Un consiglio per chi si avventura in India? «Preparatevi ad incontrare un mondo diverso. Se arrivate a Deli, poi, la realtà tenderà a soffocarvi. Ma no lasciatevi intimorire: il futuro è in India»
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