La LAV torna alla carica: «Basta esperimenti su animali»
In vista del rinnovo della convenzione Comune-Università dell'Insubria, gli animalisti incassano il plauso e l'appoggio di uno schieramento trasversale
Basta esperimenti su animali
all’UnInsubria: lo ripete da anni la LAV (Lega Antivivisezione), e
non è una novità. Ma è tempo di ripeterlo forte
e chiaro, prima che certe orecchie si induriscano. I tempi sono
infatti maturi perché la convenzione fra il Comune di Busto e
l’Università dell’Insubria venga rinnovata: anche la maretta
delle scorse settimana fra Busto e l’ateneo va vista alla luce dei
tempi che stringono. Con questa scadenza, tuttavia, giunge al pettine
anche un nodo sul quale il consiglio comunale si era espresso il 4
ottobre 2003, chiedendo che si ponesse fine all’impiego di animali
negli esperimenti condotti nei laboratori bustesi dell’ateneo siti ai
Molini Marzoli. Si tratta di ricerche in cui si sacrificano topi e
ratti per studiare gli effetti di cannabinoidi e oppiacei, e in
particolare sulla loro capacità di dare dipendenza fisica nell’uomo
(accertata senza alcun bisogno di esperimenti nel secondo caso, quantomeno dubbia nel primo), e
sull’impiego di platino nei medicinali anticancro: al voto del consiglio si prevedeva di
dare attuazione all’atto del rinnovo della
convenzione.
Francesco Caci, leader degli
antivivisezionisti bustesi, ha pensato di agire
per tempo chiamando la stampa a ricordare quanto già deciso
dallo scorso consiglio – e vincolante, beninteso, anche per questo.
La situazione al momento non appare delle più incoraggianti:
«Già in ottobre avevamo chiesto un incontro con il
sindaco, senza che poi riuscire a vederlo». Ora la LAV chiede
una clausola nella nuova convenzione che proibisca espressamente la
sperimentazione animale, ma anche la creazione di un tavolo di lavoro fra
università e Comune cui partecipino anche LAV ed ECVAM, l’ente
europeo validatore dei metodi alternativi di ricerca, che ha sede ad
Ispra, quindi a due passi, in termini continentali. Tutto ciò
perché «quanto avviene all’Insubria è un inutile
massacro»: non solo le ricerche su animali possono essere
utilmente rimpiazzate con altri metodi indagine incruenti, come
analisi su tessuti cellulari umani coltivati, quando non con metodi
indiretti. «Non siamo per gli animali e contro la scienza e la
ricerca, siamo per entrambi. Si sappia che sono state le statistiche
a incastrare sigarette, benzene e amianto, sostanze che i test su
animali a lungo avevano “assolto”, a riprova della loro
inaffidabilità»; inaffidabilità sostenuta non da “anime belle” dal
cuore tenero, ma da molti ricercatori. L’Unione Europea entro il
2013 bandirà l’impiego di animali per la ricerca cosmetica, e
già oggi il 70% della ricerca è effettuata senza
animali: «la ricerca senza sofferenze è la ricerca del
futuro» sostiene Caci. «Stanno nascendo nuove branche
scientifiche come la farmaco- e tossico-genomica, che impiegano
tecnologie avanzatissime – e senza nuocere ad animali le cui
reazioni alle varie sostanze sono molto diverse da quelle dell’uomo».
Tesi non nuove, e già ribadite con forza in passato.
Al fianco degli animalisti uno
schieramento politico trasversale, segno che la tematica è
popolare al di là delle ideologie di partenza: da Rifondazione
Comunista a gruppi appartenenti alla destra radicale come Azione
Giovani ed Excalibur, passando per l’Ulivo e, naturalmente, i Verdi
per la Pace. «A chi ci dice “ma pensate invece a cose più
importanti”, dico che queste sono cose importanti. C’è un
voto del consiglio comunale sul quale anch’io mi sono impegnato nel
2003, e che può aiutare a dare un’immagine nuova e diversa
della città»: così Corrado (Prc). Mariella
Pecchini (Ulivo) invita chi è sempre pronto a criticare le
iniziative antivivisezioniste a «informarsi prima di parlare»
e ribadisce la volontà del suo gruppo di dare voce a chi non
può essere in consiglio a far valere la propria posizione.
Rincara Gianfredo Ruggiero di Excalibur: «Ci commuove il
gattino che miagola sull’albero; perché non quello che soffre in
laboratorio? Questa indifferenza è figlia della società
del materialismo, che giustifica quelle sofferenze come “un prezzo
da pagare”…». Un prezzo che pagano altri, naturalmente. «La
civiltà non si misura sul bruto prodotto economico, e qui
c’entra poco la scienza e c’entrano molto il business delle cavie e
certi atteggiamenti di molti ricercatori del mondo della ricerca».
Di «Battaglia non ideologica in nome del futuro» parla
Damin per i Verdi, e la stoccata finale la porta Matteo Sabba di
Azione Giovani, proponendo un regolamento comunale per bandire da
Busto ogni tipo di ricerca che impieghi animali.
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