Occhi puntati sulla “Bond girl” Caterina Murino
L'attrice, nel cast dell'ultimo 007: «Più spazio nelle sale per il cinema di qualità»
«Il mio nome è Gigi, Gigi Farioli». Ci ha provato il sindaco, gliene diamo atto. Nel presentare il BAFF edizione 2007 il primo cittadino non ha resistito alla tentazione di parodiare la battuta più famosa dell’agente 007 – agente ben conosciuto all’ospite d’onore di oggi, Caterina Murino, giurata del concorso "made in Italy". L’attrice di origini sarde, assurta a grande fama per il ruolo di Solange in Casino Royale, l’ultimo film della saga "007" si è rivelata ben più che la solita bellezza "messa lì per"; pur stanca dopo aver seguito la notte degli Oscar per Sky, non ha rinunciato a lanciare un appello. Ringraziando il direttore artistico del festival Vittorio Giacci, Murino ha perorato la causa del cinema di qualità, di quei film cioè che troppo spesso finiscono a prendere polvere negli archivi dopo essere stati programmati in pochissime sale e solo per un breve periodo. «Più spazio al cuore e meno al portafogli» ha dichiarato l’attrice, «a troppi film si dà una distribuzione limitata». E a due occhi così i produttori, se hanno un’anima, dovrebbero dare ascolto.
Lungi dall’essere un’attrice "inventata" come tante per la sola bellezza, o uno dei tanti dilettanti allo sbaraglio – magari appena usciti da un reality – che caratterizzano la scena nazionale, Caterina Murino ha alle spalle una storia di impegno nel teatro (la sua vera passione) che l’ha formata e che continua tuttora, e soprattutto una vicenda personale che l’ha vista lavorare molto all’estero, soprattutto in Francia e Inghilterra. Caterina parla quattro lingue; le lingue straniere sono un autentico passepartout che perlopiù manca agli attori italiani, condizionati dalla relativa perifericità del sistema cinemtografico nostrano. Se gli Oscar ancora premiano ancora le professionalità del nostro cinema, gli attori per ora ne restano esclusi: e per aprirsi al mondo ed emergere a fama globale, la ricetta è studiare tanto, perfezionare dizione e recitazione, imparare le lingue straniere. Che poi l’Italia nel mondo (in quello anglosassone, l’unico che conta per il cinema, purtroppo) continui ad essere rappresentata da bellezze mediterranee come Caterina appare quasi una condanna inevitabile, ma che accogliamo con piacere, avendo praticamente il monopolio sulla produzione.
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