Perché il management è così importante?
Riprende, dopo uno stop di qualche mese, la rubrica “Omm de danée”. Luigi Pastore raccoglie il testimone di Costantino Lazzari, che si è preso un anno sabbatico. Luigi – più conosciuto come “Gino” – Pastore è un consulente aziendale, con una grande esperienza nel campo della formazione. Scrive su alcune riviste di settore, tra cui “LS. Logistic Solution”.
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Due sono le domande preliminari che stanno all’origine di un percorso che tenterà nel tempo di definire : ambiti, scenari,contenuti e ragioni di un «modo di fare» che ha acquisito un peso determinante in ogni contesto delle relazioni umane. Cosa significa oggi un’attività di management e perchè, proprio ora, ha assunto un peso così rilevante?
Possiamo affermare che la risposta alla prima domanda si sostanzia nella definizione di: una modalità operativa per l’amministrazione di un’organizzazione, ovvero: capacità di ottenere un risultato voluto grazie all’azione, definita e coordinata, di altri in un contesto strutturato.
Come è facile intuire si tratta di un concetto molto ampio che necessita di approfondimenti e precisazioni più rigorose che cercheremo di chiarire attraverso un processo cognitivo ed esplicativo.
La ragione poi del peso determinante che questo modo di operare ha assunto oggi, si può far risalire alla rilevanza assoluta che le tematiche economiche e gli strumenti gestionali conseguenti, sono andati assumendo in un mondo che è dominato sempre più dalla complessità dei fenomeni e dalla necessità di presunta ottimizzazione delle risorse,grazie all’applicazione di parametri ed indicatori di produttività.
In estrema sintesi possiamo affermare che l’aumento dei consumi in presenza del diminuire delle risorse disponibili, la nomadizzazione e precarietà nel mondo del lavoro,la sproporzione crescente tra la massa delle informazioni disponibili e l’umana capacità di elaborazione, la carenza di classi dirigenti all’altezza dei compiti,il declino delle elites culturali,il ruolo dei «lavoratori della conoscenza»,la diffusione assimmetrica delle tecnologie e il «digital divide»,hanno creato una situazione di “vuoto culturale ed ideologico” che la filosofia economica e i suoi profeti hanno saputo riempire.
Le ricette proposte fanno leva sull’efficienza e la crescita della tecnologia per cercare di superare la contraddizione tra un mondo finito e uno sviluppo infinito.
L’uomo è quindi un «contesto economico» e gli strumenti dell’economia sono diventati la modalità ottimale per descriverne le relazioni.
Pertanto anche se molti nel secolo scorso (Taylor,Gantt,Follet,Ueno) sono stati gli esegeti di questa attività, è con Drucker (1909/2005) che il management assurge al ruolo di disciplina, con una sua codificazione applicativa che trascende il solo ambito organizzativo e permea anche quello socio/economico.
Sapere (conoscere e condividere),saper fare (avere capacità e far sapere), saper far fare (dirigere con leadership) e saper essere (relazionarsi con autostima consapevole) sono quindi le fasi di un processo che integra un percorso manageriale.
In definitiva questa «rivoluzione copernicana» consente di tracciare quella cognizione interpretativa del futuro che deve essere la caratteristica delle aziende di successo in grado di resistere alle aggressioni del tempo, al mutare del gusto e delle preferenze dei consumatori.
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