Qualcuno ci spieghi
Un funerale per i “prodotti abortivi”. Al Consiglio Regionale della Lombardia, o meglio a tutti consiglieri, visto che la legge è stata approvata all’unanimità, devono essere sfuggiti un paio di particolari non del tutto irrilevanti.
Il primo: è davvero ipotizzabile che una donna chieda al medico cui si è rivolta (volontariamente) per abortire di consegnarle il feto per il funerale? Che la stessa donna prenda la cassetta (la provetta o che altro…) e si presenti davanti a un prete dicendo: questo è il mio “prodotto abortivo”, può benedirlo?
Numero due: che cosa resta di un feto di meno di venti settimane? Niente, come hanno spiegato i medici interpellati dal nostro giornalista. Poco o niente, perché sempre di “prodotto abortivo” si tratta. E’ terribile? Può darsi, ma è forse peggio pensare (anche solo per un secondo) che tutto finisca in una “fossa comune”. A meno che quella fossa comune non debba diventare un monumento alla memoria, un “monito” per le donne che si trovano davanti a un bivio.
Qualcuno ci spieghi il senso di questa nuova legge che mette in difficoltà tutti: le donne che abortiscono (non sempre esiste la coppia, i genitori come dice la Regione), i medici non obiettori, le aziende ospedaliere che devono mettere in pratica la norma e, crediamo, la Chiesa (un funerale per il feto, una parola buona per la madre “colpevole”?).
Ma in fondo la nuova legge sulla sepoltura dei feti è racchiusa in sei righe dentro un testo che stabilisce asetticamente il numero di necrofori specializzati, necessari per portare la bara in spalla.
Che i consiglieri regionali al momento della votazione fossero distratti?
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