Stop al calcio, il parere dei lettori
I contributi giunti alla redazione di Varesenews dopo i tragici fatti di Catania
Cari amici dello sport,
è assurdo ed inconcepibile quanto accaduto ieri,l’altro ieri, settimana scorsa e in tanto passato calcistico.
Perchè l’idiozia deve sempre prevalere, ma soprattutto è sempre la violenza,dovuta all’idiozia ad accompagnare il mondo del pallone?
Malgrado questo nel loro mondo girano milioni di euro, e tutti la accettano senza battere ciglio.
Ma sant’Iddio, non voglio accusare tutti indiscriminatamente, tranne il branco di idioti che rovinano lo sport, ma perche si è arrivati un altra volta a tanto?
Perchè nel grande mondo del pallone deve morire la gente prima di far applicare le regole del buon senso? Pratico il canottaggio da diversi anni e alle nostre gare non ci sono poliziotti che ci controllano. Chi mai ci ha inquadrati in "settori",ci ha dato ordine di non scaraventare un motorino in acqua o di dar fuoco alle barche dell’avversario, chi mai ci ha detto di non picchiarci prima e dopo la gara, chi mai ci ha detto di non lanciare razzi quando passano le gare ecc,ecc Nessuno.Ma forse perchè nel nostro"povero" sport del canottaggio, contrariamente a quanto dice la storia,qui il povero non è ignorante, siamo un gruppo di persone civili che hanno la massima fiducia delle istituzioni, degli arbitri e delle persone con le quali andiamo a gareggiare.Noi, poveri senza i milioni, senza sponsor, senza gli abbonamenti, abbiamo il piacere di mandare i nostri figli una domenica intera con persone della loro età e più grandi, senza il minimo pensiero che una bomba carta piovuta dal cielo gli esploda in faccia.
Noi del canottaggio, e di tutti gli sport veri, siamo maestri di vita, Noi poveretti, ai signori insegniamo cosa vuol dire fare sport. Tra qualche anno avrò dei figli, come potrò mandarli a giocare al pallone se spesso sono i dirigenti stessi ad istigare a rispondere, a provocare e a picchiare duro.
Qualche volta assisto alle partite della squadra del mio paese, si gioca sette contro sette, e ci sono circa 28 persone di pubblico; immancabilmente arrivano al litigio per un rigore negato o un "quasi goal".
La cosa assurda è che tante mamme mandano il figlio a giocare a calcio perchè è comodo e vicino a casa ; il canottaggio? No,in mezzo al lago…troppo umido ,o troppo sole…!
Purtroppo so che questa lettera attirerà su di me le ire di tanti, di tutti quelli che non sanno come ci si comporta nello sport e nella vita. E sicuramente come più volte mi è successo, mi insuleranno o mib prenderanno in giro perchè faccio canottaggio, e do tanto per poco.
Ma se il mio canottaggio quanto meno mi consente di vivere, son felice di non saper giocare a calcio.
E sono perfettamente daccordo con la sospensione delle attività.Punto Almeno fino al 3012…. "tremiladodici"11
Sarei un ipocrita se dicessi che non mi piace il calcio, ho pianto e gioito vedendo in tv le partite dei mondiali,ma così no, ma cosi fa solo schifo.
Noi"poveri canottieri" non possiamo fare molto, tranne gurdarci dentro ed essere orgogliosi di far parte di un mondo sano e sicuro come il nostro.
Grazie per l’ospitalità.
Joas Binda
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Egregio direttore
Sono del parere che ogni decisione pur dura che sia,
pur di sconfiggere il malessere che sta intorno a quello che definiamo Sport del calcio, …ben venga. Se serve va bene.Ben vengano i politici o chiunque essi siano che mi permetteranno di andare allo stadio coi nipotini come se andassi ad una gita o al cinema in tutta tranquillità.
Allo stadio chi non ci và, per la maggior parte non è solo perchè non ha passione per il calcio ma perchè come me ha paura.
Livio
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In queste ore i commenti, le condanne, i suggerimenti si susseguono su tutti gli organi di informazione,
…..La colpa è delle società calcistiche……, la colpa è dei politici che non emanano leggi punitive……, la colpa è di chi gestisce gli stadi….., ecc. Vero o quasi tutto vero. Non ho ancora sentito nessuno tirare in ballo gli attori primari del calcio, i giocatori, i quali troppo occupati a curare la propria immagine e il proprio portafoglio non si accorgono di quanto il loro comportamento influenzi il giovane che allo stadio o davanti alla televisione segue la propria squadra del cuore.
Ogni domenica sui campi è un ripetersi di violenze, insulti, sputi, simulazioni, è un continuo tentativo di "fregare il prossimo".
Il calcio è nato come sport, non come gioco, nello sport io con le mie forze e abilità tattiche cerco di superare il mio avversario, nel gioco tutto è lecito anche il Bluff.
Dove sono i calciatori in queste ore? E’ ora di scendere in campo indossando la divisa da sportivi e non quella da giocatori di poker con l’asso nella manica e la pistola sotto il tavolo.
grazie.
C.F
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Gentile Direttore,
capita diverse volte all’anno di andare allo stadio Franco Ossola per seguire le partite del Varese. Ogni volta che vado rimango schifato dai cori della "curva" del Varese. A volte i cori si rivolgono contro la mamma del portiere, altre contro la mamma dell’ arbitro, alre volte ancora vorebbere uccidere tutti i comaschi ed altre volte ancora mandano saluti nazisti alzando il braccio.
Regolarmente noto anche, che i quotidiani locali stampano foto di questa curva quando parlano di vicende calcistiche varesine e peggio ancora, ne parlano bene !
Capisco che se non ci fossero questi signori allo stadio, probabilmente regnerebbe il silenzio più assoluto allo stadio Franco Ossola, ma io personalmente gradirei molto più il silenzio.
Affinchè a queste persone (che non nascondono minimamente il loro ideali e quindi sarebbe facile riconoscerle e non farle entrare allo stadio) vengono lasciate entrare allo stadio (a Varese come a Catania) ed afinchè le forze dell’ordine tollerano questi cori e certi striscioni, la violenza continuerà a fare parte del calcio.
Scusandomi per eventuali errori di ortografia (non sono cittadino italiano), Le porgo i miei migliori saluti.
O.G.
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Caro direttore
doveva essere la festa dell’orgoglio siciliano. Per la prima volta Palermo e Catania si misuravano per accreditarsi nell’élite del calcio europeo. Il preambolo all’avvio dei festeggiamenti per Sant’Agata, la santa patrona venerata sotto l’Etna e qualcuno aveva implorato anche l’intervento di santa Rosalia, la “collega” palermitana, perché tutto filasse liscio.
E’ stata la celebrazione della vergogna siciliana, il dramma e lo sconcerto per la violenza inaudita. La perdita di una vita, spenta tra fumi e botti maledettamente veri. Altro che festa patronale. Qui i santi non c’entrano. E’ tutta cosa di fanti. Non c’era nulla di casuale, tanto meno di festoso, in tutto quanto è successo fuori da quello stadio. La sensazione è che anche il calcio c’entri poco. C’era premeditazione, c’era odio e c’era intimidazione. Forse siamo in presenza di un messaggio di ben altri santi in ben altri paradisi.
Gianni De Felice, su Affari Italiani, teme che c’entri la denuncia del ministro Amato sulla “gigantesca quantità di cocaina” che si consuma in Italia. Sono d’accordo. Il disagio sociale è l’humus, ma c’è chi lo concima. C’è un’inquietante rosario di atti violenti, che fa presa sulla latitanza di senso della legalità e diventa manifesto di avvertimento a quanti pensassero di violare santuari finora forse solo sfiorati.
In tal caso il problema per lo Stato, cioè per tutti noi, diventa veramente grosso. Non c’è sospensione dei campionati che tenga. Qui, veramente, la partita delle intese allargate andrebbe verificata per mettere ognuno di fronte a concrete responsabilità. In un Paese che cresce all’insegna del motto: “Fatta la legge, trovato l’inganno”, sarebbe ora di dire “Basta!” e ricominciare a coltivare il valore del rispetto. Rispetto per gli altri, rispetto per l’ambiente, rispetto per il lavoro, rispetto per i sentimenti, rispetto per le religioni. E rispetto per le forze dell’ordine, per le quali è giusto provare timore, ma è inconcepibile riscontrare odio assassino. Si tratta, in fondo, di ritrovare rispetto per se stessi.
Filippo Raciti ha perso la vita a 38 anni senza sapere perché. Una moglie e due figli sono stati scippati dell’affetto di un padre e di un marito senza una ragione plausibile. Quel sangue non scorra sul marmo. Il calcio non c’entra.
Antonio Gelormini
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Gentile direttore,
fermare il calcio ad oltranza, a mio avviso, è un errore. Fermarlo, comunque, il tempo necessario per trovare delle adeguate misure contro i delinquenti è un dovere. Purchè, si abbia il coraggio di farla finita. Il delitto di Catania non deve lasciare spazio ad alcuna clemenza nei confronti dei responsabili. Come dire: una volta arrestati, bisognrebbe gettare via le chiavi della cella, siano essi minorenni o maggiorenni. Identica pena bisognerebbe riservare a chi scrive sui muri frasi come quelle di Livorno e Piacenza. Sono anch’essi dei criminali che dovrebbero trascorrere il resto dei loro giorni al chiuso di una galera. Cosi si renderebbe giustizia al povero poliziotto e ai suoi due bambini.
Grazie dell’ospitalità
Eugenio C.
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Salve
sono un vostro caro lettore e vi scrivo in merito alla lettera inviata da una vostro lettore il signore Giorgio Licitria che definisce massa di pecorai quei stupidi che stanno rovinando il calcio. nn è meglio chiamarli cosi che pecorai perchè offende chi svolge un lavoro onesto! Non ho mai visto un pecoraio malmenare qualcuno allo stadio o forse il caro lettore Giorgio ha dei pregiudizi contro gli abitanti del sud!
Queste cose ormai succedono dappertutto sud e nord compreso. L’unica cosa da fare per ora è non fare andare tifosi ospiti alle partite e la società di casa gestire la sicurezza. Grazie
Andrea
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Egregio direttore,
chi vi scrive è uno che con il calcio ci lavora. Uno dei tanti. Uno dei molti indignati. Uno dei tantissimi incazzati.
Già perchè per colpa di qualche sbarbato, forse come si saprà minorenne, ci stiamo andando di mezzo tutti. Per colpa di qualche imbecille disagiato, stiamo pagando sul vero senso della parola noi che con il calcio ci lavoriamo e portiamo a casa i soldi. E chi mi paga per questo stop del calcio ? Le famiglie di quei disgraziati ? Il Catania calcio ? La FIGC ? Il Coni ? Non mi pagherà nessuno ,chi ha pagato è soltanto un innocente che come me stava facendo il proprio dovere.
DG
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Buongiorno direttore,
ho letto le proposte di Beppe Severgnigni di Corriere.it e le ripropongo a lei e ai suoi lettori: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2007/02_Febbraio/03/proposte.shtmlPersonalmente le appoggio completamente.
Purtroppo questo tipo di calcio non è più uno sport ma, per qualcuno, un modo per fare soldi a palate e per qualcun’altro un modo per sfogare la propria rabbia repressa dimenticando che esistono motivi ben più importanti di una partita per arrabbiarsi. Non si può più dire "Che vinca il migliore!" ma "Che vinca il più violento!".
Cordiali saluti.
Doriano
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Egregio Direttore buona sera.
Secondo me non è giusto sospendere il gioco del calcio, solo perchè una massa circoscrivibile di PECORAI, hanno rovinato una bella partita.
Ci sono milioni di persone serie che tifano la loro squadra del cuore, e non parliamo poi della massa di denaro che si muove in questo settore.
Per questo motivo non possono pagare tutti per un branco di …, al momento non mi vengono aggettivi educati nei loro confronti.
Secondo me, che non sono dell’ambiente calcistico, basterebbe veramente poco a far desistere questi teppisti dal passare una giornata di euforia calcistica in uno sfogo contro le istituzioni, anzi, il mondo intero, visto che non perdono l’occasione di fare casino ogni qualvolta c’è nè la possibilità.
Come fare: prima di tutto bisognerebbe mandare pochi appartenenti delle FF.PP. all’interno dello stadio, integrandoli con le guardie particolari giurate, quest’ultime pagate dalle Società delle squadre concorrenti.
Secondo, le forze di polizia in servizio esterno allo stadio, dovrebbero essere equipaggiate MEGLIO, e con altri mezzi che, nel caso, si potrebbero individuare in, pompe d’idrante, pistole caricate con proiettili di SALE, così quando arrivano i colpi nelle gambe….incominciano a bruciare; pistole caricate con vernici indelebili così da individuare chi, poco prima si è scontrato con la polizia; terzo maggiore rigore nell’applicazione delle sanzioni a chiunque sia essi di minore età sia ultracentenari; quarto coinvolgere tutti nel pagamento dei danni che questi "tifosi" provocano, ed anche se sono nulla tenenti, fargli pagare l’importo dovuto con una misura alternativa ha favore della società. Se non dovessero accettare, fargli provare 15 giorni di regime carcarario "DURO", forse comincerebbero a
capire cosa significa la vita e la libertà.
Buon lavoro
Giorgio Licitra
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Egregio direttore
appoggio pienamente la decisione delle autorità sportive di sospendere tutti i campionati e spero, da sportivo, che riprendano solamente quando ci saranno delle "regole" severe per i teppisti.
Apprendo da televideo che i soldi delle scommesse e/o schedine giocate, saranno restitutiti ai giocatori. Secondo me, e credo che tutti gli scommettitori siano favorevoli, si potrebbero dare ai familiari del poliziotto ucciso per consentire a loro di vivere una vita "serena" se serena può considerarsi una vita senza il marito/padre.
n. r.
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Salve,
dopo gli ultimi angosciosi fatti di Catania, qualcuno si ostina a dire che fermare il calcio è ingiusto; forse ha ragione, perché il calcio è solo il pretesto, la scusa per poter liberare la violenza e la frustrazione che ci attanagliano l’anima e che la società così com’è non riesce a mitigare anzi contribuisce ad alimentare; è un po’ come il classico “piangere sul latte versato” dopo aver appoggiato il bicchiere su di un tavolo con la gamba rotta…; comunque i tifosi non si preoccupino troppo, il denaro fa miracoli!
Cordiali saluti
Enzo B.
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Gentile redazione,
i fatti accaduti ieri sera durante e dopo la partita di campionato fra Catania e Palermo hanno risollevato il problema della violenza dentro e fuori gli stadi.
Apprezzo la decisione della FIGC e del Coni di sospendere ogni tipo di attività calcistica a tempo indeterminato, anche se, trovo che questa misura possa essere solo temporanea.
Occorre invece iniziare un lavoro sempre più difficile, ossia quello di creare/ricreare vera e propria cultura sportiva a tutti i livelli, con regole comportamentali che valgano non solo per i campionati professionistici, dato che alcuni fatti deprecabili accadono anche su campi dove si tengono incontri dilettantistici e giovanili.
Il problema non sta solo nel calcio ma anche in altri sport; forse come gesto forte avrei fermato tutto lo sport.
La violenza non è solo un problema sportivo ma in primis culturale.
Lo sport è un bene importante nella nostra società non dobbiamo lasciarlo nelle mani degi stolti.
Luca Franzetti
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Egregio direttore
prima di tutto esprimo cordoglio ai famigliari dell’Agente ucciso. Poi a seguito di questo evento doloroso esprimo la mia chiara opinione.
Il calcio non va fermato.
Io che studio la storia vedo solo una riedizione della fuga sull’Aventino, qualora si dovesse fermare questo sport, questa volta a favore degli ultrà violenti che in questo modo riportano la loro vittoria contro le Istituzioni perchè cessando l’evento sportivo cessa un modo di vivere insieme di molte persone.
E se la protesta vince in questo modo domani sarà la volta di chi tira "uova marce" a far cessare un altro evento aggregante della società e così via finché a forza di spallate si disfa la Nostra Patria e le sue Istituzioni.
Va invece punito solo chi ha commesso il fatto dannoso e chi gli è vicino.
Per cui i fumogeni allo stadio sono stati fatti entrare perchè ai cancelli si chiudono gli occhi e pertanto vanno puniti gli addetti.
Ma nel contesto generale del calcio violento va punita la società a cui fanno capo gli ultra che gettano fumogeni in campo, che distruggono i treni utilizzati per le trasferte e le stazioni di servizio delle autostrade.
Ebbene le società a cui fanno capo gli ultrà violenti dovrebbero essere condannate per più giornate a giocare a porte chiuse ma SOPRATTUTTO SENZA FOTOGRAFI E RIPRESE TELEVISIVE.
Con la conseguenza che l’anno dopo con i libri in tribunale non ci sarebbe più la squadra del Comune, del sobborgo, della città dove c’è il tifo violento.
Ritengo questo l’unico metodo per pulire gli stadi e non per abbandonarli.
Agostino De Zulian
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Caro direttore
a Catania l’ennesima violenza sfogata sulle forze dell’ordine durante una partita di calcio, non dobbiamo andare troppo lontano, proprio qualche settimana fa ho letto dell’identificazione e radiazione di un presidente di società prese a pugni un arbitro nella nostra provincia di Varese.
Catania come Varese il calcio è unito nella violenza, i bollettini ufficiali della FIGC descrivono episodi pazzeschi che quotidianamente accadono sui campi di calcio, eppure la Federazione fa poco o nulla per porre rimedio a questi episodi. Non bastano le pene esemplari come quella comminata dalla FIGC di Varese nei confronti di un violento, occorre che in tutte le categorie si utilizzasse lo stesso metodo perché uno schiaffo in terza categoria deve essere punito nello stesso modo anche in serie A, purtroppo invece più si sale di categoria più le
pene diventano irrisorie.
La sosta fine a se stessa dei campionati non serve a nulla, occorre fermarsi e riscrivere completamente le regole del “gioco del calcio” e mettere in atto quelle che si ritiene efficaci.
Va tutto riformato, partendo dalla sicurezza negli stadi che deve essere garantita e pagata dalle società, i soldi per pagare il Ronaldo di turno ci sono, pertanto mi sembra ora di sollevare tutti i cittadini dell’onere di pagare queste spese.
Siamo arrivati al punto del non ritorno, o il calcio cambia veramente oppure è meglio chiudere questa baracca inutile, perché la vita dei poliziotti che fanno il proprio dovere è molto più importante di qualche bamboccio strapagato che calcia un pallone.
Cordiali saluti
Andrea Malnati
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Egregio direttore
dopo gli incidenti di Catania il Ministro degli Interni ed il Ministro per lo Sport dovrebbero dimettersi. Sospendere i campionati è inutile e ingiusto. Se si fa presidiare uno stadio con migliaia di poliziotti vuole dire che si conosce in anticipo la situazione di grave pericolo e allora bisognava prevenire, anche con misure speciali, e non attendere colpevolmente gli eventi.
Antonio Chierichetti
La community di VareseNews
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