Una Mater Domini da fantascienza
La sanità locale ha un nuovo fiore all'occhiello con le modernissime strutture dell'ala appena ultimata della clinica: sette piani per un ospedale "a cinque stelle"
Domenica 11 febbraio si inauguerrà, con tanto di taglio del nastro alla presenza del presidente della regione Formigoni, la nuova e modernissima ala della Clinica Mater Domini di Castellanza. Dal 1962, anno della fondazione, punto di riferimento importante a livello locale e non solo per la qualità delle prestazioni sanitarie, la Mater Domini, clinica privata accreditata presso il servizio sanitario nazionale, può ora contare su una nuova avveniristica ala che garantirà ampi spazi al lavoro dei 271 dipendenti e dei 109 medici che esercitano la libera professione nella struttura, oltre che naturalmente alla degenza dei pazienti, siano essi "temporanei" per piccoli interventi in day hospital o bisognosi di cure più prolungate. Sette piani, di cui due seminterrati, un nuovo comodo ingresso da via Bettinelli, un pronto soccorso ampio e attrezzattissimo, capace di otto posti, e ancora rianimazione, cinque sale operatorie e reparti di degenza che somigliano ad alberghi, con tanto di letti elettroregolabili dotati di touchscreen con tanto di tv, Internet, una telecamerina per dialogare con il personale infermieristico – il tutto in un quadro di assoluta funzionalità e pieno rispetto delle più severe normative sanitarie regionali, italiane ed internazionali per l’accreditamento e la certificaizone di qualità. Mater Domini fu infatti la prima clinica italiana certificata ISO (nel 1997) e dovrebbe entro qualche mese essere la prima certificata JCI (Joint Commission International).
La nuova struttura è stata presentata alla stampa nello Chalet dei Platani, struttura a latere del complesso sanitario che è oggetto di riacquisizione da parte della clinica nell’ambito di uno scambio con il Comune, cui sarà ceduta una villa poco distante. Il direttore sanitario Luciano Angelini, prima di accompagnare i giornalisti in un tour guidato dei nuovi spazi, ha esposto le novità e l’organizzazione del nuovo edificio, collegato piano per piano con quello esistente in modo da garantire comodità e continuità agli spostamenti interni. I posti letto accreditati resteranno 136: infatti l’obiettivo dell’ampliamento, costato la bellezza di 26 milioni di euro per metà autofinanziati e per metà ottenuti con mutui, non era tanto quello di poter ospitare più degenti, bensì quello di adeguarsi alle normative entrate in vigore negli anni – regole che, è stato fatto notare, dal 2008 solo le strutture private saranno tenute ad osservare. Quanto ad eventuali futuri sviluppi, non potranno che essere nel settore dei solventi (pazienti paganti), mentre la vecchia ala sarà per lo più adibita ad ampliamenti degli ambulatori esistenti. Mater Domini ha dovuto in qualche misura "pagare pegno" per questo ampliamento, osteggiato a lungo dagli ambientalisti (e non solo) in quanto intaccava una parte di parco: per il Comune ha dovuto realizzare la palestra delle vicine scuole e un parcheggio, oltre a cedere lo Chalet dei Palatani (che ora sta recuperando, come detto).
È il veterano Bruno Tosi, ultimo rimasto fra gli imprenditori che nel 1962 fondarono la clinica, a dare la sua "benedizione" all’opera in via di rapida ultimazione, cui hanno lavorato circa trecento operai. «Eravamo gomito a gomito, ora si potrà lavorare con più tranquillità. Certo immaginavo che avremmo fatto bene quando fondammo questa clinica, ma poi l’appetito è venuto mangiando, come si suol dire…» e si è arrivati a questi sviluppi al limite della fantascienza sanitaria. Certo permane qualche problema: bisognerà organizzare il trasferimento di personale, degenti e materiale all’interno della nuova struttura, ma soprattutto far fronte a determinati limiti imposti dalla politica sanitaria nazionale e regionale. «Nel 2005 abbiamo "sforato" i "tetti" fissati dalla Regione e 1,5 milioni di euro non ci sono stati ripagati» riferiscono i responsabili. Non resterà che chiedere a Formigoni di essere più generoso, visto che di… sottotetti al Pirellone si intendono già.
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