Due ruote in rosa, dagli esordi al podio olimpico
Quasi 200 atlete attese per il trofeo Binda del 1 aprile, tra loro campionesse come Sara Carrigan; il premio è opera dello scultore di Castronno Scampini
«Mio padre non aveva grande stima del ciclismo femminile: all’epoca era rappresentato da atlete “sui generis”, massicce e mascoline. Oggi invece sono convinta che sarebbe contento dei livelli raggiunti dal ciclismo femminile e dal trofeo che porta il suo nome: le atlete di oggi sono ragazze belle e che non hanno nulla da invidiare per preparazione ai loro colleghi uomini». Così Lauretta Binda (in foto con Segio Gianoli), figlia del grande Alfredo Binda e presidente onorario del Museo di Cittiglio dedicato al padre, ha testimoniato con il suo ricordo l’evoluzione di uno sport duro e difficile come il ciclsmo, ai tempi ancora considerato prerogativa degli uomini.
Per l’edizione 2007 il Trofeo Alfredo Binda, dedicato alle atlete del pedale, attende quasi 200 ragazze, tra cui nomi di primo piano del ciclismo come Fabiana Luperini, Nicole Cooke, Sara Carrigan (campionessa olimpica in carica). Una partecipazione importante sarà quella della squadra australiana: «Gli australiani già hanno una sede a Castronno – sottolinea Giangiacomo Longoni, assessore provinciale al marketing territoriale – e stanno portando anche un investimento economico importante: il governo australiano, infatti, ha stanziato 11 milioni di euro per una struttura di accoglienza per gli atleti sul lido gaviratese, l’hub dello sport australiano. E’ una bella occasione per le nostre squadre e i nostri giovani crescere nello sport con di fronte l’esempio di atleti avanzati come loro».
A portare alta la bandiera del “made in Varese” ci sarà invece Noemi Cantele, giovane ciclista di Arcisate, oggi la numero uno del ciclismo italiano, giunta quarta allo scorso Campionato del Mondo. Non potendo partecipare alla presentazione ufficiale di sabato mattina, ha parlato dal video del filmato introduttivo di Angelo Gaudenzi: «Il trofeo Binda è una gara a cui tengo in modo particolare, essendo l’unica che si corre nella mia provincia. Mi sto già preparando sulla pista, che per me rappresenta il percorso ideale: spero di fare del mio meglio, tra due settimane penso di essere al 100% delle mie possibilità».
Molto vicino al mondo del ciclismo è anche lo scultore Pietro Scampini, che ha realizzato il trofeo di quest’anno (che nell’immagine mostra insieme a Gianoli): un suo “figlioccio”, è arrivato quinto al Tour de France; attualmente ospita l’australiano William Walker. In versione “maxi” una copia del trofeo sarà collocata sulla rotonda tra Ferrera e Cassano Valcuvia, dove si intersecano diverse comunità montane (Valcuvia e Valganna Valmarchirolo), a prova della vocazione ciclistica del territorio, ma l’artista mantiene la semplicità di sempre, che riecheggia anche nella sua opera: «La scultura (vedi foto) è fatta di un’unica linea continua, da cui si intuiscono le figure dei due ciclisti. E’ il frutto di un’unica cosa: la passione».
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