È mancato D’Artagnan
Alla fine l’accordo si è raggiunto.
In altri tempi la disputa di palazzo Estense si sarebbe risolta con una battaglia cruenta. I corpi privi di vita, certamente mutilati, di tanti poveri soldati ammassati ai bordi delle strade. I vincitori avrebbero sfilato per la città contenti di aver avuto la meglio sui propri avversari.
In una versione meno violenta, ma lo stesso sanguinosa i marescialli delle fazioni si sarebbe sfidati a duello, magari in piazza del garibaldino a pochi passi dalle sedi dei rispettivi partiti.
Per fortuna viviamo in Italia e all’inizio del terzo millenio e la politica ha preso il posto delle contese sanguinarie. E così, per ora, non ci sarà lavoro per i becchini, ma c’è poco da gioire.
I cittadini di Varese non avranno capito molto di quello che è successo in queste ore nei palazzi della politica, ma che ci volete fare? Lasciate fare agli addetti ai lavori, che per mestiere fanno quello che facevano i soldati e i loro generali nel passato, diranno i politici nel loro linguaggio sempre meno comprensibile. Il via vai affannato di tanti personaggi, partiti anche di gran carriera dalle loro sedi milanesi per trattare, discutere, mediare è stato fantastico. Di ora in ora aumentava la passione e la partecipazione, tanto che il sindaco, a un certo punto, si è ritirato di buon ordine domandandosi chi glielo avesse fatto fare ad accettare di dividere il suo palazzo con un branco di fiorettisti.
E si, perché alla fine tutti si sono creduti come i moschiettieri. Ma Fontana non se l’è sentita di fare D’Artagnan.
La disputa è tutta politica con un corollario importante però legato a un giro di poltrone. La cosa curiosa è che sul “banco degli imputati” stavolta è andata la Lega e a sollevare la questione è stato un partito di ex democristiani (l’Udc), che ha ancora padrini politici che hanno avuto non poche sventure nella Prima Repubblica a causa di tangentopoli. Che strana sorte per il partito dell’antipolitica e della moralizzazione trovarsi sotto accusa per una gestione “allegra” da parte di quelli che erano stati cacciati dalle stanze del potere grazie al Carroccio stesso e al lavoro dei magistrati.
Mai si era sentito affermare da esponenti politici, con tanto candore, che i vertici delle aziende di servizi è affare dei loro partiti, o comunque di qualche carro legato a questi.
La battaglia, tutta interna alla casa delle libertà, con l’opposizione sugli spalti totalmente frastornata e incredula, apparentemente è finita senza sangue e senza vincitori e vinti. Fontana resta al suo posto. La Lega, non si sa per quanto, tiene la sua roccaforte, ma avvoltoi e becchini hanno inziato i loro volteggi, la loro litania. Auguriamoci solo che ora non si spolpino tutto quanto.
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