Unioni civili: quali sono i problemi di diritto internazionale?
Sara Tonolo, docente dell'ateneo insubre, in un libro affronta i problemi legati ai nuovi modelli di convivenza. L'Italia è tra i paesi più arretrati sui diritti delle unioni
In Italia non esiste ancora una normativa sulle unioni civili. Il fatto che in molti paesi stranieri, invece, siano già state riconosciute in vario modo crea grossi problemi di diritto internazionale privato. VareseNews ha parlato con Sara Tonolo, docente di diritto internazionale privato all’Università degli Studi dell’Insubria, che ha affrontato la questione nel libro Le unioni civili nel diritto internazionale privato, pubblicato nella Collana dell’Università degli Studi dell’Insubria, Facoltà di Giurisprudenza, Milano, Giuffrè, vol. 27, pp. XIII – 244.
Professoressa Tonolo, come si articola la sua monografia?
«Il libro è diviso in tre parti: la prima indaga il diritto internazionale e ricostruisce il modo in cui i vari paesi riconoscono il diritto alla vita privata, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950. In questi testi la possibilità di unioni civili non è menzionata, ma analizzandoli ho visto che di fatto esiste un fondamento alla loro introduzione, per garantire i diritti dei cittadini. Nella seconda parte ho raccolto le norme sulle unioni civili a livello internazionale: qui ci si accorge che gran parte dei paesi europei le prevedono, tranne pochi tra cui Italia, Irlanda, Austria e Grecia…persino in Ungheria le unioni civili sono riconosciute. Nella terza parte, infine, parlo dei problemi concreti che incontrano gli italiani che vanno all’estero per poter vedere riconosciuta un’unione civile, e gli immigrati che arrivano in Italia con un’unione civile riconosciuta e devono affrontare il diritto italiano.»
Quali sono i principali problemi di diritto internazionale sollevati dalle unioni civili?
«Fondamentalmente il problema è la riconoscibilità dei diritti che le persone contraggono in materia di unioni civili. Un italiano può decidere di andare all’estero e farsi riconoscere in un altro paese la propria unione, ma quando ritorna in Italia che cosa succede?»
Che cosa succede?
«La conclusione è discussa…potrebbero esserci dei motivi di ordine pubblico che negano il riconoscimento di queste unioni civili. Nella terza parte del mio libro io mi occupo di una sentenza del Tribunale di Firenze del luglio 2005 (l’unica in materia, gli altri casi di cui parlo nel libro sono modellizzazioni teoriche), sulla richiesta del permesso di soggiorno da parte di un neozelandese giunto in Italia dopo essersi unito in unione civile con un italiano, secondo le leggi del suo paese. Le autorità amministrative avevano negato il permesso di soggiorno, dato che la legislazione italiana concede il permesso di soggiorno solo ai familiari; il Tribunale di Firenze ha emesso una sentenza importante, stabilendo che la nozione di "familiare" comprende anche il partner di un’unione civile.»
In Europa che tipi di unione civile troviamo?
«Variano moltissimo da paese a paese. Il Portogallo, ad esempio, riconosce pochissimi diritti, solo quelli legati all’assistenza economica e morale, non c’è lo status di convivente. In Germania, invece, esiste il partenariato: il convivente non solo ha diritto a una quota dell’eredità, ma può esercitare la potestà genitoriale sui figli dell’altro, anche nel caso delle coppie omosessuali. Il convivente di un uomo che ha avuto figli da un’altra relazione può dare indicazioni sulla vita dei figli. La Germania si è allineata nel 2003 sul modello forte dei paesi scandinavi, che sono stati i primi a darsi una legge: prima in assoluto è stata la Danimarca addirittura nel 1997.»
Che cosa ne pensa della proposta di legge sui Dico Pollastrini/Bindi?
«La trovo molto contraddittoria, perché riconosce determinati diritti senza stabilire lo statuto all’interno del quale questi diritti si esercitano. In pratica, non si riconosce l’unione in sé, si dice solo che ci sono i diritti dei conviventi senza chiarire bene in che dimensione stiano. Di fatto la giurisprudenza italiana già concede diritti alle unioni tra eterosessuali: manca però totalmente il riconoscimento delle unioni tra omosessuali.»
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