Vitali: “Vi confesso un segreto”
Intervista allo scrittore che ha presentato il suo ultimo libro "Il segreto di Ortelia" (Garzanti) alla libreria Pontiggia
A volte la realtà supera la più fervida fantasia. Per lo scrittore Andrea Vitali è una regola. Fare il medico condotto in un paesino – lui lo fa a Bellano sul lago di Como – aiuta non poco a raccogliere certe storie impossibili. Le sue sono diventate libri di successo, sono state premiate dal pubblico e dalla critica. Nel 2006 con "La figlia del Podestà" ha vinto il Premio Bancarella. (foto, da sinistra: Andrea Vitali e Romano Oldrini)
Alla Libreria Pontiggia, intervistato da Romano Oldrini, a sua volta scrittore e medico, Vitali ha presentato il suo ultimo libro "Il segreto di Ortelia", confermando tutta la sua brillantezza.
Vitali, questo premio ha cambiato in qualche modo la sua vita?
«No. Il giorno dopo averlo ricevuto sono tornato a casa. Sa dovevo anche tranquillizzare i miei pazienti. Rassicurarli sulla mia presenza, dopo essere stato molto in giro per promuovere il libro».
Lei scrive storie quasi sempre ambientate nel periodo fascista, negli anni Trenta. Non c’è il rischio di ripetersi?
«Sì, il rischio esiste e me ne rendo conto ed è per questo che il prossimo sarà ambietato negli anni Cinquanta».
Raccontare la provincia ai tempi della globalizzazione ha ancora un senso? Scompaiono i luoghi e le situazioni dove si compiono quelle esistenze che lei racconta.
«È vero. Pensi che da noi, a Bellano, la chiusura di molte fabbriche ha portato a una diminuzione della popolazione e questo è un problema per i paesi di provincia. La socialità è legata al lavoro. Penso anche che raccontare la provincia di un tempo sia un modo per non farla morire».
I nuovi protagonisti delle storie di provincia potrebbero essere gli immigrati?
«No. Francamente quello è un mondo che non mi interessa. Le storie nascono perché i personaggi che le animano sono figli di una certa cultura, sono i portatori di quella cultura, sono i custodi di quel tempo e di quello spazio. Per gli immigrati è ancora troppo presto, fanno vita a parte».
Quali sono gli autori che predilige?
«Mi piace Marcello Fois e Andrea Camilleri, che non mi stanca mai. Anche il primo Lucarelli era formidabile. Trovo, però, che da quando scrive per la televisione abbia perso molto».
C’è un segreto che puo’ svelare ai lettori?
«In una storia racconto che una certa persona ha un attrezzo di dimensioni imbarazzanti, patologiche. La persona che me lo ha riferito parlava di un chilo e mezzo. Un caso pazzesco. Io non ci ho creduto, era troppo e gli ho tolto un paio d’etti».
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