Accordo statali, «la montagna ha partorito il topolino»

Sdl intercategoriale commenta negativamente l'accordo raggiunto a Roma

Riceviamo e pubblichiamo

 “Tanto tuonò che piovve” questo il commento a caldo che sorge spontaneo alla notizia della terza e parrebbe definitiva firma di un contratto, quello dei dipendenti pubblici, che conferma la totale subalternità di CGIL-CISL e UIL al quadro politico.
Quello che i confederali non concessero a Berlusconi viene concesso a Prodi: un anno di aumenti – il 2006 – mandato in cavalleria e ulteriore slittamento al primo febbraio 2007 della decorrenza della prima e unica tranche.
Una vicenda cominciata male – con una ipotesi di accordo sulla fiducia, indefinita nelle decorrenze e generica nelle quantità, annunciata il 4 novembre 2006 per evitare di scioperare contro una Finanziaria che lasciava scoperto il capitolo delle risorse per i rinnovi contrattuali – che finisce in modo vergognoso.
I sindacati confederali sono andati alla trattativa senza piattaforma e senza alcun mandato delle lavoratrici e dei lavoratori. Il risultato, scontato, non poteva essere che questo: portare a casa quello che la controparte aveva deciso di “concedere”.
Lo “scontro” sulla differenza tra 93 e 101 € su cui si è concentrata l’attenzione mediatica serviva a coprire la vera posta in gioco: la modalità di distribuzione di parte di quegli aumenti, inferiori perfino a quelli scandalosamente bassi dello scorso contratto, e la questione delle decorrenze del contratto in discussione oltre che di quelli futuri. La disponibilità confederale alla triennalizzazione della durata dei contratti viene incassata dal governo con una facilità straordinaria. Di più: Il segretario della CISL Bonanni riesce perfino a dire che tre anni sono meglio di due: “è più agevole per la finanza pubblica e noi avremo la possibilità di confrontare l’inflazione reale e salario”.
Un confronto, quello tra inflazione reale e salario, di cui da anni CGIL,CISL e UIL hanno rinunciato ad occuparsene, immersi fino al collo in attività che con gli interressi dei lavoratori distano ormai anni luce: dall’auto finanziamento “statale” dei loro patronati fino alla più recente attività speculativa in qualità di “piazzisti” sul mercato azionario del TFR dei lavoratori.
La distanza siderale tra loro e i lavoratori dipendenti rischia di trovare nuove conferme a breve: la disponibilità dimostrata a discutere dell’ennesima “riforma delle pensioni” è già il preludio di un nuovo “accordo di luglio” destinato questa volta a cancellare definitivamente le pensioni di anzianità e ad abbattere i coefficienti di rendimento delle pensioni future.
Ce n’è d’avanzo per dichiarare lo sciopero generale di tutte le categorie e fermare il paese con una parola d’ordine inequivocabile: nessuna mediazione è possibile sulle pensioni. Il resto sono chiacchiere per perdere tempo.
Via quindi lo scalone ma anche gli scalini, l’unica scala di cui vogliamo sentir parlare è la scala mobile delle retribuzioni.

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Pubblicato il 30 Maggio 2007
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