“Con i piedi nel presente e uno sguardo all’utopia”

L'ultima relazione di Alberto Ribolla da presidente degli industriali varesini è tutta incentrata sulla voglia di futuro

Con “i piedi ben radicati nel presente” e uno sguardo all’utopia.
È così che Alberto Ribolla immagina il futuro. Tema scelto come elemento portante dell’assemblea annuale prendendo una frase di Enrico Mattei "Il futuro è di chi lo sa immaginare".  L’economia resta un elemento centrale della vita sociale, ma è “un’economia in cui alla domanda che nasce dal bisogno si sostituisce con sempre più forza una domanda che nasce dalle emozioni, dalla ricerca della soddisfazione, dall’apprezzamento della qualità, dalla ricerca di un appagamento che va ben al di là del benessere materiale”.

Il presidente degli industriali (nella foto) lascia la guida dell’Unione con un discorso forte, positivo, pieno di speranze e di soddisfazione per quanto è stato fatto negli anni del suo mandato. Una relazione che prende spunto dal tema dell’assemblea dedicata al futuro e mette al centro le emozioni e le passioni.
I testimonial ideali scelti per dare forza al suo discorso sono Tommaso Moro e Leonardo da Vinci. A sottolineare come il nostro paese ha nel Rinascimento i protagonisti della nostra grandezza dove pensiero, innovazione e creatività si fondono con la tecnica e la capacità di saper fare. Una relazione che guarda avanti e, pur cosciente di alcuni punti ancora di debolezza del sistema Italia, non ha mai un ripiegamento che indugi solo sui problemi. Lontani gli anni luce dal rischio dei piagnistei per quello che manca o che non si è fatto.
Ribolla afferma che  “siamo nel tempo della globalità e della complessità, della velocità e dell’infinitamente piccolo, della moltiplicazione esponenziale della capacità di calcolo e di memoria e insieme della riscoperta del bello e della qualità”. Proprio per questo “il presente è il ponte tra un passato che dobbiamo guardare senza nostalgia e un futuro che possiamo costruire con un costante equilibrio tra la razionalità e l’emozione, tra la dura realtà dei numeri e la forza costruttrice della passione”.

Guardare avanti richiede però un ambiente disposto a rischiare, a fare a meno di false sicurezze e così Ribolla afferma che “il futuro si costruisce mettendo l’esperienza alla prova, progettando e creando, raccogliendo i frutti delle proprie sfide. In un ambiente favorevole. Un ambiente in cui ognuno gioca la sua partita, esprime le proprie capacità, realizza i propri obiettivi. Ma in cui non c’è solo la mano invisibile del mercato ad indicare il successo o il fallimento di un’idea, ma c’è anche la volontà comune di creare le condizioni perché sia l’intero sistema a perseguire la logica della crescita e della moltiplicazione delle opportunità”.

Il presidente di Univa mette in fila gli obiettivi a cui si deve lavorare. Indica anche un metodo convinto che “azione e collaborazione possono diventare i due assi portanti di una forte capacità di costruire il futuro”. Per questo ogni attore ha un ruolo centrale partendo dalla politica. Lavorare tutti per una società che sia “dinamica, aperta, costruttiva, ottimista, solida, solidale, ricca e creativa”.

Varese in questo percorso può far scuola grazie a “una strada costruita su una forte coesione sociale. E così spetta alla politica immaginare il suo futuro, così come spetta al sindacato, alla scuola, alla giustizia, a noi imprenditori, ai giovani, immaginare e costruire il nostro futuro”.

Una relazione tutta incentrata sulla voglia di futuro non poteva fermarsi di fronte a una domanda forte. Che ne sarà di questo territorio tra dieci, quindici anni?

Ribolla non ha ricette magiche, ma vede nella Qualità con la q maiuscola il “valore trasversale ed il vero fattore competitivo vincente”. Pur convinto che non ci sia più niente di scontato, affonda le mani nelle sue radici, nell’importanza di continuare a credere nella cultura delle imprese. Gli imprenditori hanno perciò una grande responsabilità e immagina “una società in cui lo spazio va conquistato e difeso con una grande arma vincente, quella della Qualità. La qualità della produzione industriale, naturalmente. Ma anche la qualità della vita, dell’ambiente, della politica, del lavoro, delle relazioni industriali, della cultura, della scuola: la Qualità vissuta come una dimensione all’ interno della quale si muove tutta la nostra società”.

Le ricette per far questo e saper competere sono da inventare. Gli ingredienti sono un mercato libero e aperto, la creatività, la capacità di affrontare gli imprevisti, una visione complessiva e globale. “Ognuno poi può valutare in che dose utilizzare gli ingredienti necessari”.

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Pubblicato il 28 Maggio 2007
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