«Io in Nazionale? Felice e orgoglioso»
Le parole di Alessio Galante, partito per il Sudamerica con gli azzurri di Berbizier. "Io ai Mondiali? Difficilissimo, ma lavorerò per provarci"
«Quando mi è arrivata la telefonata di Berbizier ho iniziato a saltare dalla gioia. Non mi fermavo più, è stata un’enorme scarica di felicità».
Alessio Galante (nelle foto) ha la voce che ride quando ripensa alla chiamata di sabato scorso con la quale è stato convocato per la prima volta nella Nazionale maggiore di rugby: lunedì sera l’aereo degli azzurri è partito da Roma in direzione Sudamerica dove si giocheranno due test match con Uruguay e Argentina. A bordo anche il centro 23enne, nato e cresciuto nel Rugby Varese e approdato al grande rugby nel Gran Parma.
Galante, le sue sensazioni quando ha saputo della convocazione.
«Tanta felicità: per un italiano andare in nazionale, nella selezione maggiore, è un sogno. Ho accolto la chiamata considerandola un onore e una soddisfazione, anche perché l’anno scorso ho attraversato un periodo duro. Ho lavorato sodo, ho conquistato il Super Ten, sono diventato titolare nella mia società; e poi sono arrivate le convocazioni azzurre con la squadra A e ora con quella maggiore. Una crescita continua».
Con che obiettivo prende parte alla tournée latinoamericana?«Anzitutto vorrei strappare una convocazione per uno dei due test match, e poi collezionare il mio primo cap (presenza ndr) con l’Italia. Non sarà facile perché siamo in ventisei, quindi qualcuno rimarrà fuori: so bene che io e il mio compagno di stanza Pavanello partiamo sfavoriti, perché siamo gli ultimi arrivati, però intendiamo provarci. Tra l’altro una delle partite è contro l’Argentina, una delle potenze del rugby mondiale».
Reazioni da Varese? Se l’aspettavano?
«Direttamente ho sentito solo mio fratello, con cui ho condiviso la gioia per la chiamata di Berbizier. Però sono alcuni giorni che il mio telefono è tempestato di messaggi di auguri, di incoraggiamento e di incitamento. Mi fa molto piacere. Un pochino la chiamata era attesa, perché Masi è andato ai playoff francesi con il Biarritz; però non era del tutto scontato che mi telefonassero».
A settembre ci sono i Mondiali: quante percentuali dà alla sua possibile presenza?«Credo che le possibilità siano poche, molto poche. Lo dico per obiettività, non per scaramanzia. Nel mio ruolo ci sono tre titolari fortissimi come Masi, Bergamasco e Canale oltre ad altri ragazzi che partono favoriti rispetto a me. Però lavorerò e mi impegnerò al massimo, chissà; di sicuro, a 23 anni, ho un’età che mi permette di guardare con fiducia al futuro. Se non sarà questa volta arriveranno altre opportunità».
Tra i giocatori che sono con lei in tournée c’è qualcuno che anni fa vedeva come un idolo o un modello?
«Idoli no: non è nel mio modo di ragionare. Però, ad esempio, mi ricordo quando anni fa vedevo giocare Alessandro Stoica che allora era al Milan. Lui è uno che ha solo trent’anni ma sta in Nazionale da una vita: un bell’esempio».
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