Italiani nani della celluloide
Nessuna pellicola azzurra al Festival di Cannes. Roberto Escobar sulle pagine del Sole 24ore fa un bilancio della nostra produzione cinematografica
"Il nostro cinema è stato grande, ma da decenni è un nano". Roberto Escobar, uno dei migliori cirtici cinematografici, dalle pagine del domenicale del Sole 24ore, dove scrive tutte le settimane, è lapidario e spiega perché siamo in questa situazione. Il cinema italiano è nano "intermini industriali, ma soprattutto in termini creativi, culturali, professionali, di costume". E continua, "sembra che gran parte della nostra capacità di immagginare, progettare o almeno sognare sia stata soffocata da egoismi impauriti, furbizie trionfanti, conformismi miopi. Qui, in questa volgarità culturale dilagante, dovremmo cercare le cause profonde della crisi del nostro cinema".
Escobar è convinto che, come per l’edizione del 2000, l’esclusione del cinema italiano a Cannes non vada ricercata in una presunta ostilità francese nei nostri confronti, ma nella pesante crisi di tutto il "sistema cinema".
"Non ci sono storie, non ci sono emozioni. Il linguaggio dei nostri film, verbale e anche visivo, spesso non va oltre un "dialettalismo" dell’anima. Le loro immagini non hanno universalità, ma muoiono nei confini stretti delle mode, stereotipi, ammiccamenti". Quel che è peggio però, afferma Escobar, "da decenni la nostra opinione pubblica, quella della critica in primo luogo, finge di non accorgesene. Capita così di non leggere mai aperte, generose stroncature di film nazionali".
Solo disastri e nanismi allora? Escobar è duro con tutto il mondo che ruota intorno al cinema, ma sa cogliere elementi invece di profonda vitalità e coraggio di alcuni film. Il problema però restiamo sempre noi perchè "capita di veder sottovalutati (ma sempre con circospezione, per evitare inutili problemi) quei pochi film belli, o addirittura grandi, che nonostante tutto ancora vengono girati".
Escobar cita il film di Gianni Amelio con La stella che non c’è. Quello di Saverio Costanzo con In memoria di me. E da ultimo osanna Ermanno Olmi e il suo Centochiodi. Pellicola che in realtà è a Cannes fuori concorso.
"Insomma, – afferma il critico del Sole 24ore con amarezza, – prima di cercare colpe oltre confine, è bene che le cerchiamo tra noi i primi a sottovalutare il nostro cinema, a non amarlo davvero". E chiude il suo articolo scrivendo "per nostra fortuna, al di là del confine di Ponte San Luigi c’è chi insiste nel volerci bene".
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