Max Ferrari: “Provincia autonoma e stop al malaffare”
Il Fronte indipendentista lombardia si prepara alle elezioni provinciali
Ecco Max Ferrari, il “savonarola” espulso dalla Lega, ex padano, oggi primo oppositore del partito di Bossi che accusa di essere diventato una centrale clientelare, tale e quale a Roma. Il suo Fronte indipendentista Lombardia si presenta per la prima volta alle elezioni provinciali. Lui è il candidato presidente. 35 anni, sposato, una figlia, giornalista, laureato in scienze politiche, malnatese, 18 anni di militanza nella Lega, fino al 2006. Primo punto del suo programma: la provincia di Varese autonoma, come Trento e Bolzano.
Provincia autonoma, ci crede davvero?
“Si, ci credo, è una soluzione molto praticabile, costituzionalmente ammissibile, un obiettivo concreto e limitato nel tempo e nello spazio. E’ un messaggio che può essere ben compreso, al di là della coloritura politica, siamo un movimento autonomista che si batte per la salvaguardia del territorio, al di là delle ideologie”.
La sua sarà una campagna elettorale tutta antilega?
“No, non farò più pressioni sulla militanza leghista. Punterò invece su chi in passato ha votato Lega ma ora l’ha abbandonata”.
Il suo è un progetto duraturo?
“Si, ci presentiamo anche in provincia di Como, Bergamo, nel milanese. Siamo presenti anche a Pavia e a Brescia”.
Quali sono le vostre parole d’ordine, puntate anche voi sul contrasto alla cosiddetta immigrazione selvaggia?
”Ci ispirano la difesa del territorio e delle tradizioni. Verso l’immigrazione siamo critici ma non diciamo che deve essere ridotta a zero, sarebbe impossibile, una parte di immigrazione è fisiologica. Solo che non può essere dominazione. Ci vuole un tetto, che in Italia è stato già superato, intorno al 3% della popolazione. Ci vuole una immigrazione di singoli e non di famiglie, quindi non di popolamento e poi bisognerebbe anche poter scegliere quali nazionalità siano più compatibili con l’Italia. Vedere chi ha più voglia di integrarsi e adattarsi”.
E come?
“Studiando quali nazionalità sono statisticamente più propense a delinquere e chi si integra meglio. Il mio non è affatto un discorso razzista, io ho viaggiato molto e ho una moglie tailandese, ho vissuto lì per un periodo, e sono stato in Bosnia, in Iraq, Afghanistan, tra gli altri. E’ meglio aiutare i popoli con una cooperazione mirata a casa loro”.
Come va la campagna, lei si lamenta di continuo per i manifesti strappati.
“E’ un brutto segnale. Si respira un’aria claustrofobica, come prima di mani pulite. Il sistema politico e affaristico dominante controlla tutto e tutti. Poi c’è la Lega che copre tutti gli spazi dei manifesti e si mette al di sopra della legge. E’ una tirannia”.
Voi vorreste essere una sorta di Lega originaria, si ispira all’Umberto Bossi delle origini?
“Ho un bel ricordo di quel periodo, fino a metà degli anni novanta, quando si parlava di indipendenza e libertà. Poi nel partito è prevalsa una certa opacità e perdita di moralità che non posso sopportare. Bossi ha fondato il partito sul carisma, io invece punto sul programma. Dai leghisti di oggi, poi, mi divide la cultura. Io leggo libri, loro no”.
La provincia è un ente inutile?
“No, è il collante che dà ai piccoli comuni voce in capitolo, ma vanno controllate le spese. Non è possibile che una rotonda costi un miliardi, ad esempio”.
Ci vogliono più strade?
“Più trasporto su rotaia e più strade, e con la provincia autonomia ci sarebbero i soldi. Noi non diciamo basta tasse, ma basta tassa a Roma, le tasse vanno pagate e i soldi spesi qui”.
Che ne pensate della gestione di rifiuti e acqua?
“Siamo contro la privatizzazione dell’acqua, che deve restare ai comuni. Siamo contro l’Ato e la fusione delle municipalizzate: è solo un gran business che arricchirà i soliti noti. La Provincia è un immondezzaio e ci vorrebbe un piano rifiuti. Una proposta ce l’ho: si potrebbe creare un responsabile della differenziata in ogni caseggiato che segnali ai vigili chi non rispetta le regole. In Germania già lo fanno”.
Il vostro obiettivo elettorale?
“Vorremo prendere almeno un consigliere, come ha fatto Panto in Veneto, e poi chiedere il referendum per la provincia autonoma. E lì vedremo, chi è federalista solo a parole”.
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