Non è facile guarire dal proprio passato
Non è facile guarire dal passato. Non è facile riuscire a fare i conti con le perdite, le assenze, i dolori del passato né riuscire a convivere con i fantasmi che dal passato inesorabilmente riemergono.
La vita di Olivier Adam, scrittore parigino nato nel 1974, sembra essere stata irrimediabilmente segnata dalla perdita della madre, lanciatasi in mare e schiantatasi sulle scogliere normanne di Étretat. Olivier aveva undici anni e da quel momento la vita sua e del fratello Antoine precipita in un buco nero di dolore, violenze e sofferenze, la cui ricostruzione asciutta e impietosa occupa la parte centrale di questo libro, intitolata emblematicamente A luci spente.
«Cammino sulle orme di mia madre, come lei nell’oscurità […]. Seguo i suoi passi e la mia memoria è come il cielo dove corrono nuvole color antracite, la mia infanzia sepolta sotto quanti chili di sabbia?» (p. 105).
Scogliera ci racconta il difficile e doloroso percorso che lo scrittore ha dovuto compiere per rimuovere la sabbia sotto cui aveva seppellito la sua infanzia, partendo proprio dal luogo in cui vent’anni prima si era consumata la tragedia della madre e dove ora ritorna con la sua compagna e la figlia di due anni. Una figlia che, con la sua nascita precaria, lo ha reso consapevole «di ciò che nascendo comincia a morire o minaccia di scomparire» (p. 48).
I piani temporali, il presente e il passato, si avvicendano in una spirale narrativa che si raccoglierà sino a placarsi nel momento in cui il protagonista avrà affrontato tutti i nodi irrisolti della sua prima età. Nel frattempo, sotto gli occhi del lettore scorrono le vite sbandate di adolescenti senza futuro, la morte violenta di Nicolas, il dolore muto di Lorette, il naufragio di Antoine, la fine tragica di Léa. Storie ed esistenze che hanno come scenario Parigi, una città «che ormai […] non assomigliava più a niente» (p. 115) e che bisognerà lasciare «come ci si salva la pelle» (p. 107).
Se la vita, come si dichiara verso la fine del libro, «non è altro che questo esile filo che ci assicura gli uni agli altri», il filo di Olivier «era inesorabilmente difettoso, fragile e scivoloso, come corroso dal sale» (p. 145). E dopo aver vissuto con l’unico scopo di «rimanere in vita», di «non sprofondare», sembra ora aver raggiunto un approdo tranquillo in Bretagna, tra le braccia rassicuranti di Claire e la gioia radiosa offerta dalla piccola Chloé.
Poetico e tragico, questo libro commuove e fa soffrire. Olivier Adam consegna generosamente la sua storia al lettore, che non potrà fare ameno di riflettere sulla frammentarietà di ogni esistenza, precaria o sicura, riuscita o fallita, ma comunque destinata a dissolversi.
A margine segnaliamo come – opportunamente – l’editore faccia seguire, nel risvolto di copertina, la scheda biografica della traduttrice a quella dello scrittore. Giusto riconoscimento al ruolo co-autoriale del traduttore.
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Olivier Adam
Scogliera
[traduzione di Maurizia Balmelli]
Roma
minimum fax
2007
p. 169
Euro 12,00.
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A proposito
«Ah! Seigneur! donnez-moi la force et le courage / De contempler mon cœur et mon corps sans dégoût!»
Charles Baudelaire, Un Voyage à Cythère.
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