Padre Zanotelli difende la Marcia della pace

Anche il simbolo della lotta alle disegueglianze ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione della marcia del 12 maggio che arriverà alla base Nato di Solbiate

Il pacifismo è più di un semplice ideale da anime belle: è lotta quotidiana contro un sistema che ci avviluppa tutti. Questo il senso profondo del discorso di Alex Zanotelli (nella foto), missionario comboniano assurto, quasi suo malgrado, a simbolo di un impegno ad alto contenuto politico in difesa della vita e della democrazia. In mattinata, presso il Municipio di Fagnano Olona, padre Zanotelli è stato ospite d’onore alla conferenza stampa di presentazione della Marcia della pace che si terrà sabato prossimo, 12 maggio, tra la base NATO di Solbiate Olona e Fagnano.

Zanotelli ribadisce le sue posizioni sociali, che affondano le radici nella tradizione della sinistra cattolica, nella denuncia delle sperequazioni e della violenza che ha visto con i suoi occhi, da quando, giovane missionario, sperimentava la guerra in Sudan, fino alle baraccopoli di Nairobi e alle marce per la pace e la giustizia. «Le armi sono un problema globale» ricorda Zanotelli per poi elencare la massiccia presenza militare americana (prima ancora che NATO) in Italia, «soprattutto al Sud, la nuova frontiera della lotta al terrorismo internazionale». E proprio l’Islam radicale è stato portato al livello di nuovo babau, dopo il comunismo sovietico, per giustificare il mantenimento del complesso militare-industriale che strangola il mondo: un complesso contro cui, ricorda padre Zanotelli, si era pronunciato in un suo memorabile discorso d’addio nientemento che un grande Presidente degli Stati Uniti come Dwight D. Eisenhower, liberatore dell’Europa Occidentale dalla tirannia nazista. I costi della guerra oggi sono immani: «l’Iraq è costato già ora 500 miliardi di dollari ai soli USA» ricorda il missionario. «E tutto per difendere lo "stile di vita americano", perchè, parole di Donald Rumsfield, l’ex segretario alla difesa americano, "la vittoria ci sarà solo quando il resto del mondo accetterà che l’America preservi il proprio stile di vita". Le armi difendono i ricchi, chi ha, il 20% della popolazione mondiale… il tutto in un contesto di devastazione ecologica crescente, a causa di quello "stile di vita". È un sistema che ci coinvolge tutti, ma il Vangelo che Gesù ci ha dato è critica radicale a tutti i sistemi». Il missionario coglie l’occasione, en passant, per richiamare anche la battaglia sui servizi pubblici, a difesa da ogni tentativo di provatizzazione: «soprattutto l’acqua va difesa» insiste, «è inutile parlare di democrazia se la gente non controlla questa risorsa fondamentale, mentre in Calabria e a Napoli già la si affida ai privati. Non fatevi prendere in giro, soprattutto in questa regione dove prevale la tendenza a privatizzare tutto».

Per la rete Disarmiamo la Pace Cinzia Colombo ha esposto le ragioni della marcia di sabato prossimo: «nella nostra provincia ci sono importanti aziende del settore bellico che vendono armi in tutto il mondo, anche a Paesi indebitati o che non brillano per il rispetto dei diritti umani. E la base NATO di Solbiate risponde non più a una necessità di difesa del territorio italiano, ma di difesa di interessi economici in ogni angolo del pianeta». Il movimento pacifista propone, e non da ieri, la riconversione a produzioni civili delle industrie belliche, da compiersi in piena collaborazione con i lavoratori interessati – i posti di lavoro vanno salvaguardati e se possibile aumentati, visto che, citano gli organizzatori, dal 1990 al 2005 i dipendenti delle industrie degli armamementi in Italia si sono dimezzati, e i profitti della proprietà raddoppiati.

Un elemento chiave sarà la collaborazione con il tavolo pacifista contro la prevista fabbrica di F-35 JSF (Joint Strike Fighter) a Cameri (Novara): su questa "spara" a zero il consigliere provinciale novarese Claudio Ardizio (Comunisti Italiani), ricordando fra l’altro che la fabbrica sorgerà dentro il locale aeroporto militare semplicemente perchè gli americani vogliono assicurarsi contro ogni… diciamo "cambiamento di idee" della politica italiana. In altre parole, con un governo percepito come ostile, la fabbrica sarebbe smantellata o fatta saltare; inoltre l’accesso alla tecnologia più sofisticata dell’aereo, che pure dovrebbe essere assemblato in Italia – e non solo a Cameri – per quasi metà dei 3000 esemplari previsti, sarà limitato (fidarsi è bene, non fidarsi…). Sovranità limitata e umiliazioni per un progetto complessivo da 2 miliardi di dollari, 45 milioni di euro ad aereo: e l’Italia dovrebbe acquistare nei prossimi 15 anni un centinatio di questi costosi gioielli tecnologici, senza peraltro sapere fino in fondo cosa c’è dentro. «In queste condizioni siamo i servi sciocchi e fedeli degli Stati Uniti; invece vogliamo un’Europa di pace» conclude secco Ardizio, fustigando anche il governo Prodi che ha dato il suo benestare all’operazione, già avviata sotto i suoi predecessori.

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Pubblicato il 05 Maggio 2007
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