Richaud, scrittore alla corte del Re Sole
La lettura di quest’ultimo, breve romanzo di Richaud (ultimo, tra quelli tradotti in italiano) scorre piacevole e leggera. Come quei gustosi romanzi settecenteschi alla maniera di Crébillon fils (1707-1777).
– A proposito, se di quest’ultimo vi siete persi il Sofà, racconto licenzioso del 1742 e per il quale il suo autore fu allontanato da Parigi, correte a procurarvelo in biblioteca; tra i nostri scaffali ve n’è una traduzione italiana pubblicata dalla Sugar una ventina d’anni fa. È possibile invece leggere l’edizione originale a questo indirizzo: http://gallica.bnf.fr/document?O=N088073 .
Richaud è un autore quarantenne (se fosse italiano si dovrebbe dire “giovane”) che ha pubblicato, tra l’altro, Il signor giardiniere (Ponte alle Grazie, 1999) accompagnato qui da noi, come in Francia, da un buon successo. Anche in quest’ultima sua storia la vicenda si svolge entro la cornice della splendida corte di Luigi XIV, verso la fine del 1600.
Sarà forse perché al giorno d’oggi si moltiplicano gli aspiranti cortigiani alla ricerca del loro padrone, ma la Versailles del Re Sole, con i riti che meticolosamente regolavano la vita quotidiana del sovrano, sta godendo di un nuovo interesse (chi tra i nostri frequentatori volesse saperne di più, può utilmente ricorrere a due bei volumi: Philippe Beaussant, Anche il Re Sole sorge al mattino, Roma, Fazi, 2002; Béatrix Saule, La giornata di Luigi XIV. 16 novembre 1700, Palermo, Sellerio, 2006).
«Come la maggior parte dei cortigiani che bazzicarono i corridoi del Louvre e di Versailles alla fine del XVII secolo, l’occupazione principale del marchese Charles de Dunan era quella di attirarsi i favori del Re».
Così prende l’avvio il racconto di Richaud. Il buon marchese è ossessionato dal garantirsi i favori del solare sovrano, sperando di potere un giorno, chissà…, assistere al suo risveglio o addirittura vederlo seduto sulla “comoda”. Modellare i propri gusti e le proprie passioni a quelle del re è la strategia perseguita dal marchese. Ed è per questo che, nel momento in cui l’interesse di Sua Maestà si rivolge alle curiosità naturali, il de Dunan decide di rifornire il serraglio reale, fatto allestire presso Versailles, con nuovi esemplari. I costi onerosi dell’impresa verranno affrontati grazie alle capacità amatorie di questo nobile dalle finanze precarie: sciogliendo i lacci dei busti femminili, cercherà di sciogliere anche i cordoni delle loro borse.
Inizialmente confida nelle doti di un vecchio tassidermista (che ottiene risultati un po’ precari, in verità). Alla morte di costui, si risolve ad intraprendere un viaggio in Africa per raccogliere esemplari straordinari da mostrare al suo Re.
Sbarcherà a Saint-Louis, in Senegal, dove potrà sperimentare la dura vita dell’Africa selvaggia e pagana, senza tuttavia trascurare la consueta ginnastica da camera: i suoi esercizi saranno accolti con grande favore da mogli e figlie degli amministratori coloniali.
Il marchese farà ritorno in Francia con un ricco serraglio di straordinarie belve imbalsamate. Ma l’epilogo riserverà sorprese un po’ amare e forse ingiuste. La conclusione sembra voler avvertire l’uomo di corte circa i rischi che una dedizione totale comporta.
Segnaliamo a margine che lo stesso Richaud ha collaborato alla versione a fumetti di questo suo romanzo. I primi due volumi, disegnati da Didier Tronchet, sono apparsi con il titolo Le peuple des endoendormis, edizioni Dupuis.
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Frédéric Richaud
Il serraglio di Versailles
[traduzione di Francesco Bruno]
Milano
Ponte alle Grazie
2007 p. 135
Euro 13,00
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A proposito
«Lui solo riceve ogni rispetto ; lui solo è oggetto di tutte le speranze.»
Luigi XIV
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