“Ul trenu di zocur” nelle memorie della gente
Testimonianze dei ricordi legati alla stazione della Folla, con uno sguardo al collegamento Varese-Como
Dal treno "bombolo" che portava gli operai in tempo di guerra, al mezzo a vapore per raggiungere la fidanzata "lontana": le immagini del treno a vapore, che viaggiava fino in Svizzera, sono ancora vive nella mente di chi ricorda ancora la "Folla” in funzione. Uno dei motivi per cui la ferrovia fu chiusa era lo scarso numero dei passeggeri, ma nei racconti degli abitanti di Malnate ci sono storie curiose di genitori o parenti che prendevano il trenino per andare a Castellanza, a Cairate, o in Svizzera.
«Mia mamma prendeva il treno per andare a trovare sua madre a Castellanza – ricorda la signora Irma Croci (foto)-; la domenica pomeriggio, saliva sulla locomotiva, arrivava diretta nel paesino e tornava la sera. Io sono nata nel ’30, in Svizzera già non era più possibile andare, ma in Italia i collegamenti funzionavano ancora.» I collegamenti italiani per i viaggiatori furono infatti completamente interrotti nel 1952. Fino ad allora, operai della Mazzuchelli o delle cartiere di Cairate, viaggiatori, turisti, in tanti hanno utilizzato la Valmorea, ma non abbastanza per evitarne la chiusura. Anche perché le difficoltà per raggiungere la stazione non erano poche: la Folla si trova infatti nella valle sotto Malnate, e si poteva arrivare solo a piedi. Una scomodità, soprattutto anche per la presenza di altri mezzi di comunicazione più "comodi", come i pulman o la stazione delle Ferrovie Nord in centro al paese. Il ritorno in funzione della Valmorea nasce da un’esigenza di rilancio turistico della zona, ma anche da un interesse storico e un recupero ambientale, molto sentito dagli abitanti della zona. I quali chiedono anche “il ripristino del collegamento diretto Varese-Como da parte delle Ferrovie Nord, che semplificherebbe molto la situazione disastrosa del traffico di Malnate”.
Tra i racconti, c’è chi usava il treno per andare a trovare la fidanzata, chi scendeva a Castiglione Olona per poi proseguire a piedi attraverso sentieri “ormai scomparsi” per far visita a parenti, per distanze che allora “erano notevoli”. Ma ancora, nei ricordi dei malnatesi: le suore di Gallarate che scendevano alla Folla per venire a visitare il parroco, o il rumore inconfondibile del passaggio di “Ul trenu di zocur”, il treno degli zoccoli, nella valle sotto la piccola cittadina.
Peppino Riva (foto), abitante di Cantello e vice presidente dell’associazione "I Nostar RadìiS", riporta i racconti di chi il treno se lo ricorda durante la Seconda Guerra Mondiale: «Dal 1943 in avanti le ferrovie spostarono l’officina di riparazione da Novate a Valmorea, perchè più vicina alla neutrale Svizzera, per cercare di evitare i bombardamenti». Nelle memorie di allora, treni trasportati semidistrutti e con i segni delle mitragliatrici, ma anche operai addetti alla riparazione che raggiungevano Valmorea a bordo dei “bombolo”, treni così chiamati per la loro particolare forma.
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