Gay Pride, diversi a chi? Trecentomila voci in piazza

Una giornata a Roma sfilando senza eccessi ed esibizioni. Il racconto di chi c'era

Un risultato oltre le più positive previsioni. Questo è quello che organizzatori e partecipanti del Gay Pride dello scorso sabato, 16 giugno, a Roma hanno pensato quando il corteo, dopo un lungo percorso per il centro di Roma, si è raccolto in San Giovanni in Laterano e si è potuta cogliere nella sua totalità la dimensione della manifestazione.
Un successo sancito dalla madrina del RomaPride07 Monica Guerritore quando ha esclamato: “Siamo un milione!”. Una valutazione ovviamente per eccesso, a cui fa da positivo contraltare la stima ufficiale della questura, che ha contato trecentomila partecipanti.
Un tale numero di partecipanti è utile a
ricordare che la visione della famiglia tradizionale basata esclusivamente sul matrimonio eterosessuale e con prole, benché rappresenti numericamente la maggior parte della popolazione italiana, non è l’unica visione possibile, tanto da aver raccolto, e spesso dovendo "reclutare" i propri partecipanti, un minor numero di manifestanti rispetto al corteo che ha sfilato spontaneamente scandendo le richieste di “Parità, dignità e laicità”: parità e dignità di tutte le persone, indipendentemente all’orientamento sessuale, parità e dignità raggiungibili solo attraverso la conquista di una maggiore laicità dello stato.

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Al di là di ogni strumentalizzazione, come le molte che si possono leggere nei commenti del giorno dopo dall’una e dall’altra parte, il RomaPride07 sarà ricordato, oltre che per la massiccia affluenza, per almeno tre questioni fondamentali:

          lo scacco definitivo della politica, con l’assenza di molti politici e la timida partecipazione di tre ministri che ha scontentato tutti (e sicuramente anche loro stessi) ma, soprattutto, il segnale chiarissimo di un distacco ormai irrecuperabile del movimento GLBT italiano (tradizionalmente legato ai DS) dalla politica di oggi, senza distinzione tra destra e sinistra;

          il coordinamento e la compattezza di tutte le associazioni GLBT d’Italia (gay, lesbiche, bisessuali e transgender), unite e coese in una manifestazione nazionale per la prima volta dal 2000;

          l’energia positiva, serena e senza eccessi del corteo.

 

Chi ha definito questo Gay Pride una "carnevalata" basandosi su meno dell’1% di presenze eccentriche come ballerini seminudi, trans (s)vestiti di soli triangolini di paillettes o drag queen colorate come Moira Orfei, dovrebbe fare meglio i conti e valutare che ogni manifestazione di piazza, in quanto tale, ha i suoi eccessi.

E magari scrivere dopo aver partecipato al corteo, guardando in faccia il 99% di persone comuni che ha sfilato per difendere l’orgoglio di un’identità che molti vogliono ancora nel 2007 additare come devianza, perversione o malattia e che invece è una variabile che interessa una fetta della popolazione molto ampia (oltre il 10% secondo alcuni). Una fetta di popolazione che spesso non ha il coraggio di esprimersi per il clima di diffidenza o odio verso chi ha un orientamento sessuale diverso dal proprio, tensione che viene continuamente alimentata dalle pesanti affermazioni quotidiane di politici ed autorità ecclesiastiche.

 

Per questo motivo il Pride ha senso ed è necessario, ma è di successo solo nella misura in cui aiuta e dà coraggio alla popolazione GLBT per conquistare una visibilità serena nel quotidiano, e spinge l’opinione pubblica ad abbandonare i propri pregiudizi. Altrimenti il Gay Pride, resta una grande, colorata, pacifica festa.

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Pubblicato il 18 Giugno 2007
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