Imprese nane e mercati di nicchia. I difetti del Bel Paese
Come abbiamo iniziato ad argomentare nel precedente intervento, le ragioni della debolezza del nostro “Sistema Produttivo Paese”(una foresta di bonsai) sono da ricercare nel percorso socioeconomico che abbiamo intrapreso e nel modello di sviluppo conseguente che ha protratto la sua crescita su fattori elementari(costo manodopera, svalutazioni,ecc.) e troppo legati alla ridotta propensione alla ricerca e innovazione,alla carente presenza e capitalizzazione borsistica, alla declinante capacità di attrarre investimenti produttivi esteri e all’eccessiva dipendenza delle imprese dal credito bancario a breve.
Oggi poi questi aspetti di debolezza si manifestano con maggior virulenza anche perché sono i sistemi territoriali, locali e nazionali a dover supportare crescita,sviluppo, competitività e debbono garantire sinergie e coesione sociale.
Il nostro apparato produttivo che ha saputo, con la logica dei distretti, che come ha affermato Beccantini sono “economie di scala di sistema”, compensare le ridotte dimensioni aziendali, deve avere la capacità di mutare la sua struttura organizzativa, evolvendola verso apparati clusterizzati che pongano le priorità gestionali al centro delle attività aziendali e al contempo sappiano utilizzare al meglio il supporto territoriale pubblico e sociale, in una logica di reti integrate(ricerca, produzione e commercializzazione collegata ad altri distretti).
Questo per essere in grado di ottimizzare il posizionamento di mercato del nostro Paese nella divisione internazionale delle attività economiche.
Secondo la suddivisione settoriale (tassonomia) operata dall’economista inglese Pavitt nel 1984 infatti, le attività economiche si suddividono in quattro grandi raggruppamenti merceologici: realizzazione di beni di consumo tradizionali legati all’individuo e all’abitazione (tessile,abbigliamento, mobilio ed arredo, elettrodomestici bianchi, materiali edilizi, gioielleria ed affini,comparti alimentari specialistici)produzione di attrezzature meccaniche e componentistica specializzata, espressamente indirizzate alla realizzazione dei beni di consumo durevole e semidurevole del comparto precedente
ideazione,ingegnerizzazione e costruzione di manufatti ad alta intensità di R.&S. generatori di innovazione tecnologica che ha ricadute su tutti gli altri raggruppamenti merceologici (computer, componentistica elettronica,telecomunicazioni,chimica secondaria, farmaceutica, aerospaziale, biotec, nanotecnologie, materiali non tradizionali) attività produttive serializzate con forti economie di scala, orientate alla realizzazione di grandi quantità di beni di consumo ed intermedi,caratterizzate da una selettiva gerarchia di poche grandissime imprese che operano in concorrenza oligopolistica sui principali mercati (chimica di base e per il largo consumo, metallurgica, autoveicoli, elettronica di consumo,software applicativi).
L’Italia nel corso degli anni ha saputo creare vantaggi competitivi più o meno duraturi solo nei primi due comparti merceologici che tuttavia sono stati tributari di innovazioni tecnologiche generate all’estero (nuovi materiali, macchinari e software) e spesso non sono state sufficienti le nostre particolari capacità di adattamento alle esigenze mirate dei clienti per ottenere gli ordini.
Purtroppo per noi è proprio su questi settori che negli ultimi anni si è focalizzata la concorrenza più feroce e sono emersi tutti i nostri limiti.
Infatti con la sola eccezione degli elettrodomestici bianchi e del comparto del cemento, i nostri due raggruppamenti sono caratterizzati da una struttura produttiva composta da molte piccole imprese in concorrenza monopolistica tra di loro, orientate a servire mercati di nicchia fortemente specializzati e con elevate caratterizzazioni di prodotto, in canali distributivi però che purtroppo sono sempre più presidiati dalla G.D.O. che acquista con la forza della sua enorme dimensione.
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