Innovazione e delocalizzazione? Solo qualche volta

Presentata alla Liuc una ricerca che smentisce un luogo comune quando si riflette su come le imprese italiane possono fronteggiare la concorrenza internazionale

Si è svolto, all’Università Carlo Cattaneo – LIUC, un convegno nel quale è stato presentato il volume "Innovazione e delocalizzazione? Solo qualche volta. 24 casi di imprese italiane di successo nei nuovi scenari competitivi" a cura di Alessandro Cortesi, Pearson Education Editore.

Il volume contiene i risultati di una ricerca, finanziata dalla Fondazione Cariplo, dalla quale emerge, in sintesi, che l’innovazione e la rilocalizzazione non costituiscano una sorta di panacea per le imprese italiane impegnate a fronteggiare la crescente concorrenza che da qualche anno proviene dai Paesi di nuova industrializzazione.

Se questa è stata negli ultimi anni ed è tuttora l’opinione di molti addetti ai lavori e di studiosi, per i quali l’innovazione spinta e/o la delocalizzazione produttiva sono due percorsi forzati per le imprese italiane operanti nei tradizionali settori manifatturieri del Made in Italy, tale opinione viene in parte smentita dalla ricerca svolta dalla LIUC. Secondo la quale,  innovazione e delocalizzazione rappresentano sì percorsi indispensabili in alcuni contesti di impresa-settore, utili in altri, ma solo eventuali in altri ancora. Talora, come hanno mostrato alcuni casi aziendali, determinanti si sono rivelate altre leve strategiche, tra cui l’eccellenza operativa, la qualità delle risorse umane o la costruzione e il presidio del brand.

Sottolinea in proposito Paolo Lamberti, Presidente dell’Università Cattaneo: «L’innovazione e la delocalizzazione, contrariamente a quanto ci si è spesso sentito dire in questi anni di rallentamento economico, non costituiscono la sola via di salvezza per le imprese italiane in cerca di eccellenza nei nuovi scenari competitivi. Si tratta di percorsi indispensabili per taluni contesti di impresa e di settore. Molte volte, però, vi è stato dell’altro a determinare il successo imprenditoriale».

La ricerca è stata condotta attraverso l’analisi di 24 imprese eccellenti appartenenti a 4 settori manifatturieri del Made in Italy (alimentare, tessile, meccanica, arredo-design). Le aziende prese in esame sono medie realtà aziendali particolarmente brillanti in termini di risultati economici,  con un fatturato 2004 compreso fra i 30 e i 100 milioni di Euro. Per ciascuno dei quattro settori oggetto di studio, sono state identificate le sole imprese che abbiano presentato, per l’intero periodo 2002-2004, un valore percentuale  del rapporto Risultato operativo/Valore della Produzione superiore almeno del 20% al medesimo indice medio calcolato sul relativo settore di appartenenza nel suo complesso. Tra le aziende  rispondenti ai suddetti criteri di selezione, sono stati prescelti 24 casi aziendali, 6 per ciascuno dei quattro settori in esame.

 «Attraverso ricerche come questa – osserva ancora il Presidente Lamberti – la nostra Università contribuisce a legittimare il proprio ruolo e la propria vocazione di istituzione attenta ai problemi delle imprese e propositiva in termini di analisi e spunti per il miglioramento dell’azione imprenditoriale».

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Pubblicato il 01 Giugno 2007
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