L’azienda chiama, la scuola inizia a rispondere

Confronto tra imprenditori e istituzioni sul ruolo futuro della formazione, sotto la regia di Univa. Sul territorio ci sono esempi di collaborazioni che vanno potenziati

Il titolo dell’assemblea annuale dell’Associazione industriale varesina di quest’anno era "Il futuro è di chi lo sa immaginare". Chi, se non i ragazzi, sono i principali destinatari del messaggio lanciato dagli imprenditori locali?
Così, sulla falsa riga degli stati generali della scuola organizzati il mese scorso a Roma, con le precise indicazioni del Ministro Fioroni che chiede unrilancio degli istituti tecnici, venendo incontro ad una domanda di formazione sempre più emergente da parte del mondo economico, l’Univa ha organizzato il forum della formazione, invitando rappresentanti qualificati del mondo delle imprese, ed esponenti istituzionali: dal Direttore dell’Ufficio scolastico regionale Anna Maria Dominici, all’esponente della Cisl Sergio Moia, al direttore dell’agenzia di intermediazione Forma.Temp Franco Raffo, al Direttore generale dell’università Liuc Pierluigi Riva.

Sotto la guida di Chiara Macconi, i relatori hanno esaminato lo stato degli atti, auspicando un cambiamento nei rapporti tra le parti che permetta alla scuola di "creare una generazione migliore della nostra", "far nascere passioni", "trasmettere la voglia di combattere e di sostenere sacrifici per costruirsi il futuro", "insegnare il lavoro di squadra", o, viceversa, induca le aziende a "rendersi partecipi di un sistema usando gli strumenti che la scuola dell’autonomia ha individuato", "investire in formazione pretedendo risultati concreti", "senza però scaricare sul mondo della formazione ogni responsabilità".

Nelle oltre due ore di confronto sono emersi i punti deboli del sistema italiano, troppo ingessato e lasciato all’iniziativa del singolo. Quattro gli esempi del territorio dove, la mancanza di risorse necessarie all’azienda, ha innescato un rapporto sinergico tra i due mondi facendo nascere esperienze di collaborazioni su più piani. Sono i casi della meccanica Merletti di Arsago che ha trovato nell’itis di Gallarate il suo interlocutore privilegiato, piuttosto che le rettificatrici Ghiringhelli, azienda che, dopo aver assistito ad un progressiva diminuzione di risorse dall’itis locale a causa di indirizzi poco rispondenti alle attese del territorio, ha avviato un rapporto stretto di collaborazione con il dirigente di Luino. O, ancora, l’esperienza di A Novo Italia di Saronno che si è rivolta  all’Ipsia per costruire figure professionali adatte alla propria produzione, piuttosto che la Polinelli di Daverio che da anni ha con l’Itc Tosi un rapporto incentrato sulla simulazione di gestioni aziendali svolte dai ragazzi in modo parallelo e autonomo in classe sotto la supervisione dei suoi tecnici.

Nella nostra provincia, che conta ben 120.000 addetti nel campo manifatturiero, e vive una crescita esponenziale delle relazioni con l’estero, rimane un limite enorme la scarsa conoscenza delle lingue straniere: «Di solito – ha ricordato Manuela Adamoli, direttore marketing di Whirlpool Europa – i candidati italiani si presentano con un curriculum più debole rispetto ai coetani stranieri, che hanno sempre una laurea e un master, oltre ad una conoscenza della lingua inglese nettamente superiore. Oggi, chi si vuole inserire nel mondo del lavoro deve assicurare flessibilità, adattabilità e conoscenza delle lingue».

Oltre ad una formazione di base, Tiziano Salmi, direttore dei sistemi informativi di Sea, ha chiesto alla scuola di fare informazione, creando strumenti di orientamente che siano efficaci nella presentazione delle opportunità lavorative che esistono in provincia: « In Sea non ci sono solo viaggiatori e bagagli, ma una serie di servizi che la gran parte dei giovani ignora».

A far da contraltare alle richieste della scuola è intervenuto Sergio Moia, Cisl, che dopo aver denunciato la propensione ad utilizzare strumenti contrattuali precari («È un bene all’inizio per avere la conoscenza di cosa sia il mondo produttivo, ma eccedere nei tempi è deleterio») ha invitato le piccole e medie imprese ad investire di più sulla formazione dei neoassunti: «Ci sono nicchie interessanti, come ho avuto modo di scorpire in quest’incontro, ma il modello dovrebbe essere esteso in un sistema condiviso tra parti istituzionali e sociali».

A raccogliere l’invito di una maggiore collaborazione, con alcuni distinguo, è stato il direttore regionale scolastico Anna Maria Dominici «In Italia l’età media dell’ingresso nel mondo del lavoro è di 25 anni. Quasi la metà delle persone sotto i 35 anni svolge una mansione che non è attinente alla propria esperienza formativa. La scuola forma innanzitutto cittadini responsabili, consapevoli delle proprie capacità». Il rappresentante del sistema educativo, pur apprezzando e condividendo appieno il valore delle sinergie che sbocciano sul territorio, ha voluto riportare l’attenzione sul ruolo e la missione dell’istruzione.

Ai molteplici livelli istituzionali è aperto il dibattito sulle necessità di svecchiare modelli e sistemi educativi, per stare al passo con il progresso e le sfide future. Tutti i contributi sono necessari per migliorare un sistema che mostra tutti i segni del tempo, nella differenziazione dei ruoli.

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Pubblicato il 05 Giugno 2007
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