Popolare di Milano, l’interrogazione di Tomassini
Riportiamo l'intervento del senatore varesino a Palazzo Madama sulla vicenda dell'istituto di credito
Riceviamo e pubblichiamo l’interrogazione del senatore Antonio Tomassini sulla Banca Popolare di Milano.
«Al Ministro dell’economia e delle finanze –
Premesso che:
le banche popolari, sono società cooperative per azioni, a responsabilità limitata, e costituiscono un fenomeno del tutto particolare all’interno dell’organizzazione cooperativa e del sistema bancario italiano;
tali banche hanno un originale Statuto e sono rette da regole speciali che riguardano: il limite al possesso azionario, la previsione del voto capitario e la previsione della clausola di gradimento per l’iscrizione nel Libro Soci;
le spinte alla liberalizzazione nel mercato dei beni e dei servizi ha messo in evidenza negli ultimi anni, la questione, molto delicata, relativa all’ingresso nel mercato del piccolo credito dei grandi investitori che sperano di poter penetrare nel suddetto mercato proprio attraverso le banche popolari e cooperative;
considerato che:
il 21 aprile 2007, si è tenuta l’Assemblea della Banca popolare di Milano (BPM), durante la quale il Presidente della Banca, dr. Mazzotta, ha prospettato una ipotesi di fusione tra detta banca e la Banca popolare Emilia e Romagna;
una modifica statutaria che porti alla trasformazione della Banca popolare di Milano, per fusione con altra banca, prevede una delibera, della competente Assemblea straordinaria, presa a maggioranza dei due terzi (2/3);
risulta inoltre che lo Statuto di BPM preveda espressamente una maggioranza dei 4/5 per le delibere;
l’Assemblea straordinaria, unico organo abilitato a deliberare le modificazioni dello Statuto, non è stata convocata, tuttavia il Consiglio di amministrazione della Banca si è riunito per ratificare un accordo di vertice per la fusione della Banca popolare di Milano con la Banca popolare dell’Emilia e Romagna;
cinque consiglieri di amministrazione si sono espressi in modo contrario all’ipotesi di fusione e due consiglieri si sono astenuti dall’esprimere un parere;
appare evidente che la proposta di fusione non è condivisa dalla maggioranza dei soci;
in data odierna 6 maggio 2007 il quotidiano "Il Sole-24 ore" riporta a pagina 45 la notizia che l’associazione Amici della BPM, organismo che raggruppa la maggior parte degli azionisti dipendenti, ed espressione della maggioranza dei consiglieri, ha votato all’unanimità contro l’operazione di aggregazione. In particolare si contesta e denuncia il mancato esame preventivo della governance;
sembra che il Governatore della Banca d’Italia avalli questa politica volta ad una omogeneizzazione dei servizi bancari tale da spersonalizzare istituti di credito così peculiari come sono le banche popolari,
si chiede al Ministro in indirizzo:
quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine verificare quali siano le reali intenzioni del Consiglio di amministrazione della Banca popolare di Milano;
quali valutazioni esprima in merito alla paventata trasformazione della Banca popolare di Milano;
se non ritenga opportuno adottare tutti i provvedimenti necessari al fine di salvaguardare e tutelare le realtà preesistenti».
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