Filma la morte di un negozio in diretta ed è subito successo
Una varesina trapiantata a New York gira un film sull'ultimo mese di vita del negozio simbolo di Little Italy. La pellicola vince il Festival di Atlanta, quello di New York e ottiene un invito di merito al Festival di Pesaro. Il prossimo film sarà su Oriana Fallaci
Veronica Diaferia ha 25 anni, è varesina e da circa quattro anni vive e lavora a New York , nel quartiere di Brooklyn. Una mattina, leggendo un articolo sul New York Magazine dal titolo “Il tramonto di Little Italy”, viene a sapere che “Ernesto Rossi & Co”, lo storico negozio all’angolo di Mulberry Street nel quartiere degli italiani, sta per chiudere. Decide di andare da Ernie Rossi il titolare per chiedergli di girare un documentario sull’ultimo mese di vita del negozio. «Io devo cercare di vendere fino all’ultimo» le risponde un po’ scocciato il negoziante. Dopo qualche resistenza, mister Rossi accetta.
«Quel negozio – racconta Veronica – è stato un crocevia fondamentale per la diffusione dell’italianità negli Usa. I titolari importavano le matrici delle registrazioni delle canzoni napoletane e stampavano i dischi con l’etichetta Phonothype che poi giravano in tutti gli Stati Uniti».
Iniziano le riprese. Veronica, che è regista e anche produttore del film, passa ogni giorno in negozio tra clienti e oggetti improbabili: vecchi dischi, pulcinella, caffettiere napoletane, statuine varie, da quelle del presepe ai carabinieri col pennacchio, macchine per fare gli spaghetti, lampade, figurine, vecchi libri, statue e quadri di santi. Un guazzabuglio che sta per congedarsi dal mondo e che potrebbe entrare a pieno titolo in un museo dell’immigrazione italiana. Un bazar, un viaggio metafisico in un’Italia che non esiste più, se non nel cuore degli immigrati. Qualcuno fa un’offerta a Ernie. Duemila, tremila dollari. Ma i Rossi sono all’antica. Quelli so’ pezzi ‘ e core e l’affare non si fa.
In quello spicchio di Italia che sta per essere schiacciato dal quartiere cinese, i clienti continuano a fermarsi, qualcuno compra, qualcun altro è dispiaciuto della chiusura e fa le “condoglianze” ai proprietari. Tra questi anche qualche italiano in vacanza che si ferma a parlare con Veronica. Ernie Rossi li osserva e li ascolta: «Non pensavo che due italiani di due regioni diverse si capissero così bene. Quanto è cambiata l’Italia!» dice con stupore. Lui è italoamericano, non ha conosciuto Ellis Island come suo nonno Ernesto, ma l’idea che ha del suo paese di origine è esattamente quella arrivata con i tanti immigrati italiani nei primi anni del Novecento.
Luigi, padre di Ernie (nella foto), ha quasi novant’anni e parla uno strano sleng napoamericano. Si commuove ricordando i vecchi fasti della sua attività e, seduto su una sedia al centro del negozio, racconta la New York delle romanze, delle cantanti liriche, dei quartieri divisi per regione, un tempo chiamati i "quattro punti", i four points: «Here on Mulberry stavano i napolitani. On Mott street people from Bari. On Elizabeth e Houston street stavano all sicilian».
In “Closing time” compaiono molti personaggi di Little Italy: Jon del caffé Palermo, Robert Rossi, cugino di Ernie, Sammy il primo commesso assunto da Luigi e anche Danny Paolucci, proprietario del Paolucci’s restaurant, che sta proprio di fronte al negozio della famiglia Rossi. Anche lui, dopo oltre cinquant’anni di onorata attività, deve chiudere e così fa il giro dei vicini, tra cui il barbiere, per un ultimo saluto. Abbracci e lacrime. Un furgone se ne va con l’insegna luminosa caricata sul portapacchi. L’ultimo conto lo ha pagato lui alla globalizzazione.
Il documentario di Veronica Diaferia, che dura trenta minuti, ha vinto l’Atlanta Film Festival, il Big Apple Film Festival di New York come migliore documentario e recentemente è stato selezionato per il Festival di Pesaro, su segnalazione di un’università americana. È una produzione indipendente e quindi segue le vie della provvidenza e dell’informalità, come il passaparola. Un noto sito americano www.folkstreams.net ha deciso di inserirlo tra i suoi download, cioè tra i documenti scaricabili.
«Il successo di questo documentario – dice Veronica – dipende dal fatto che io ho raccontato la storia dei Rossi con gli occhi di un’italiana, senza pregiudizi. Essere cresciuta a Varese, quindi nella provincia italiana, mi ha aiutato molto perché quando sono arrivata in America continuavo a stupirmi per quello che vivevo e vedevo».
Veronica oramai è considerata una di famiglia, non passa giorno che i Rossi non la chiamino al telefono. A lei devono una sorta di rinascita perché il documentario ha riportato al centro dell’attenzione una storia che sarebbe stata dimenticata.
Tra i suoi progetti futuri c’è un documentario su Oriana Fallaci.
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