Giurisprudenza Liuc, per il secondo anno al top

Ancora prima tra le università non statali nella classifica di qualità di Repubblica. "IL metodo di scelta permia criteri che noi seguiamo da sempre" spiega il preside Mario Zanchetti

Promozione a punteggio pieno (110) per la didattica e la produttività, ad un voto dall’en plein (109) per l’internazionalizzazione: è con questi punteggi da “secchiona” che la facoltà di giurisprudenza della LIUC – Università Carlo Cattaneo si è aggiudicata, per il secondo anno consecutivo, il primato tra le università di giurisprudenza italiane non statali, nella speciale classifica di qualità che la guida alle università di Repubblica dedica ogni anno agli atenei e alle facoltà nazionali, elaborando i dati del Censis. Un punteggio che la vede superare anche la migliore tra Facoltà di Giurisprudenza statali, quella dell’Università di Trento.

E che non possono che riempire d’orgoglio il suo preside, Mario Zanchetti, che ammette: «I criteri con cui Repubblica stila quella classifica sono criteri che ci avvantaggiano: perché sono elementi su cui la nostra facoltà ha sempre puntato, come internazionalizzazione ed efficienza didattica – spiega Zanchetti – Noi teniamo, per esempio, al fatto che per tutti i nostri studenti sia possibile entrare nel programma Erasmus, di scambio tra studenti.europei». Una cosa più facile a dirsi che a farsi, visto che il programma europeo prevede che per ogni studente in uscita dall’università ci sia uno studente in entrata. «E se è molto facile trovare uno studente italiano disposto ad andare a fare un’esperienza in Inghilterra, per esempio, molto meno facile è trovare uno studente di giurisprudenza inglese interessato a venire a stare sei mesi qui».

Quello che rende molto “appetibile” la facoltà castellanzese agli studenti stranieri è, per esempio, il semestre di corsi in lingua inglese, garantito ogni anno. Destinato agli studenti stranieri, ma per molti corsi aperto – e incentivato – anche agli italiani.
«Perché gli studenti che escono dalla nostra facoltà devono sapere scrivere un contratto in inglese» continua il preside. Una affermazione per nulla scontata: in una facoltà di giurisprudenza “classica” ancora si bazzica di più il latino che la più utilizzata lingua del mondo. Un’impostazione aziendalista? «Un’impostazione, certo, a uso delle aziende – precisa Zanchetti – Ma chi esce da qui non necessariamente andrà a lavorare in una azienda. Potrà, magari, entrare in uno studio, come ce n’è sempre di più, che fa consulenza legale per aziende che si rapportano con il mondo».

Sarà forse per questo che la Liuc non ha praticamente turn over: nessuno abbandona la facoltà tra quelli che vi entrano «In compenso, c’è sempre almeno una decina di studenti che ogni anno dalle altre facoltà arrivano qui».

E una decina, per la facoltà di giurisprudenza Liuc, non è poco: il numero degli iscritti infatti è contenuto in 520. «Dall’anno scorso abbiamo avuto un aumento del 15%. E non possiamo accettarne di più, perché non saremmo in grado di mantenere lo standard di qualità di oggi. Che poi è spesso fatto di cose piccole ma fondamentali: come avere sempre la possibilità di contattare il professore per risolvere i propri dubbi, di persona o via email».

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Pubblicato il 05 Luglio 2007
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