Gli studenti dell’Insubria? «Poco universitari»

Il professor Marco Cosentino, responsabile delle attività culturali dell'ateneo, lancia una sfida agli iscritti: «Diventate più propositivi»

«Vanno bene le critiche sul condizionamento degli ambienti o la mancanza di parcheggi. Sarebbe, però, costruttivo se gli studenti contribuissero alla crescita strategica dell’Università». Il professor Marco Cosentino, presidente della commissione dell’Insubria per le attività culturali e ricreative, vede ampi margini di miglioramento della vita parauniversitaria di questo giovane ateneo.

«Diciamo che le responsabilità sono innanzitutto dell’università – spiega Cosentino – Il principale obiettivo è sempre stato il potenziamento della didattica e la ricerca di spazi. Non bisogna dimenticare, però, che il proliferare delle università nelle sedi periferiche ha portato a costruire un bacino studentesco stanziale, che, non dovendosi spostare, rimane legato ai propri stili di vita e alle cerchie di amici costruite al liceo. Terzo elemento condizionante è il mancato sviluppo di un supporto concreto da parte del contesto economico sociale al mondo accademico».

Al di là delle premesse, però, l’apporto degli studenti in questi nove anni è sempre rimasto ridottissimo: «Non c’è ancora, da parte degli studenti, la capacità di diventare un interlocutore serio e questo lo si deve al fatto che non è sviluppato il senso di appartenenza all’istituzione. Al di là di lodevoli proposte estemporanee, però, non si va. Le critiche che i ragazzi muovono sono sacrosante, ma da quelle denunce dovrebbe  emergere una forza propositiva capace di costruire».

Proprio il bacino di utenza locale dell’Insubria dovrebbe essere utilizzato dai ragazzi per diventare strategici: «Oggi gli studenti vivono l’università come una scuola. Con un piccolo sforzo, però, potrebbero diventare un movimento culturale consistente, capace anche di intervenire nella dialettica sociale, culturale e persino economica di questa provincia».

Il modello potrebbe essere Pavia, con tutte le riserve del caso: «Paragonare le due realtà è una follia. Indubbiamente, però, la società pavese vive in modo costruttivo la presenza dell’università. C’è un legame molto forte che ha reso l’ateneo una risorsa, con tutti i posti di lavoro creati al suo interno e nell’indotto».

All’Insubria, ammette lo stesso docente, qualche realtà estemporanea c’è: come i forum realizzati dagli studenti dove ci si ritrova per stimolare il dibattito: «Il forum degli studenti dell’Insubria è ancora una nicchia, ma molto vivace, così come altre esperienze più limitate. Queste potrebbero diventare le basi per aprire un discorso associazionistico che, oggi, vive comunque, l’indubbio limite dell’elevato turn over, dovuto alle lauree triennali, un tempo eccessivamente esiguo per avviare iniziative strutturate. Qui dovrebbe intervenire l’istituzione, dando aiuti e finanziamenti. Come a Modena dove si è adottata una politica di sostegno all’associazionismo».

Il professor Cosentino guarda lontano: «Oggi la nostra università si è appena staccata dai blocchi di partenza..» e magari quei segnali sporadici sono l’inizio del nuovo movimento studentesco insubre.
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Pubblicato il 23 Luglio 2007
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