Il pitbull non è un cane “killer”
Botta e risposta tra i colleghi Tettamanti e Chiericati, dopo l'aggressione a un pincher in viale Borri
Caro direttore,
accendo il computer, mi collego con il tuo giornale e incappo immediatamente in una di quelle notizie che ti cambiano l’umore. Un cagnolino aggredito e ucciso da un pitbull in viale Borri. Una storia minima, ma tremenda. Immagino la proprietaria della povera bestiola. Immagino il dolore, la rabbia, il senso di impotenza.
E, forse, anche il dolore della proprietaria del cane di grossa taglia protagonista dell’aggressione. Leggo che lo teneva al guinzaglio, ma che non è riuscita a trattenerlo, a bloccarlo, a impedire lo scempio.
Anch’io ho un cane di piccola taglia, un barboncino, anzi una barboncina, (una di famiglia) che ha rischiato proprio di recente di essere aggredita ai giardini pubblici da un cane di grossa taglia. E’ andata bene, ma quante altre volte abbiamo letto invece sui giornali di animali straziati, di bambini feriti, di aggressioni nei parchi e nelle strade?
Per questo, caro direttore, non riesco a trattenere lo sfogo e rivolgo tramite il tuo giornale una domanda alle persone di buon senso e alle autorità: ma cosa aspettiamo a rendere davvero obbligatoria la museruola per quei cani che rischiano di diventare pericolosi?
Guinzaglio, museruola, educazione e buonsenso (dei proprietari) e multe severe (con i dovuti controlli, naturalmente) per chi non sta al gioco civile e non rispetta le regole della convivenza forse aiuterebbero ad evitare incidenti e dolori.
Di certo occorrerebbe anche una specie di "patente" a punti per quanti vogliono tenersi in casa o in giardino un cane di grossa taglia, ma questo discorso ci porterebbe lontano e non vorrei esagerare.
Buona giornata a te e a tutti i tuoi lettori.
Franco Tettamanti
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caro direttore,
giustamente l’amico e collega Franco Tettamanti inorridisce di fronte all’episodio del pincher ucciso ieri in viale Borri da un pitbull e richiede l’applicazione rigorosa delle norme in vigore per prevenire analoghi episodi che in un passato recente – in Italia e all’estero – hanno avuto come vittime persone umane. Ma non facciamo di ogni erba un fascio e soprattutto non criminalizziamo i pitbull. Da tredici anni sono proprietario di una femmina pitbull -mastiff (incrocio tra un pittbull e un bull mastiff ) e posso garantire che non si tratta di esemplari più feroci e aggressivi di un Rotwailer, di un pastore tedesco, di un dobermann o di esemplari, di pari o superiore stazza, di altre razze. Semplicemente i pitbull sono cani che: 1) hanno un forte senso della dominanza rispetto ai loro simili nei confronti dei quali manifestano spesso punte di aggressività 2) sono dotati di forza e agilità straordinarie. Due qualità che vanno incanalate e controllate fin dai primi mesi di vita con fermezza e dolcezza attraverso un addestramento intelligente condotto da personale altamente specializzato. Non è un cane per tutti e quando lo si porta al guinzaglio richiede un’attenzione sempre vigile, muscoli efficienti e non consente distrazioni di sorta. Per i pitbull come per altre razze del resto quella della patente per i proprietari sarebbe la strada giusta. Con una priorità assoluta: accertare le doti di equilibrio di chi intende possederne uno. Sfatiamo dunque il mito a senso unico del "cane killer". Anche i pitbull sono dolcissimi. Ma fuori dalle mura domestiche deve valere sempre un sano principio di precauzione.
Cesare Chiericati
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