Monsignor Sonzini Beato e gli chiudono Luce

Dopo notizie e annunci di tagli e ridimensionamenti che ricordavano tristi procedure di avvio di liquidazione, c’è silenzio sulla vicenda di Luce, testata giornalistica quasi centenaria, a Varese per anzianità seconda solo a “La Prealpina”.
Nulla si sa dei propositi dell’editore, la Curia milanese, ma tanta amarezza è certamente nel cuore dei cattolici varesini che all’improvviso hanno visto il loro giornale sotto tiro a causa di un bilancio insoddisfacente, frutto di scelte e programmazioni venute da lontano.
Ragionare di cifre per chi amministra un’impresa è un dovere ed è quindi sacrosanta l’attenzione ai bilanci, ma è un fatto che nei conti ufficiali di qualsiasi mezzo di comunicazione non può essere dimenticata la cosiddetta “partita invisibile”, costituita da specifici fini editoriali, da tradizione e presenza del giornale in una determinata area, da interessi morali e culturali sotto scacco da parte di forze avverse, dalla necessità di fare argine in momenti storici e sociali molto delicati.
A Milano forse non hanno pienamente valutato quanto pesi la “partita invisibile” del bilancio di Luce, quanto conti l’azione del giornale in terra di missione. Già, perché oggi l’Africa vera è qui da noi, tanto più che alla difesa dei valori cristiani a volte vengono a mancare altre voci della comunicazione sulle quali si potrebbe contare.
Al di là dei vari aspetti, cifre comprese, del problema comunque complesso di Luce, io vedo ingratitudine nei confronti della generosa e sempre obbediente chiesa varesina e pure una pesante inopportunità connessa al ridimensionamento o, peggio, alla liquidazione della gloriosa testata.
La chiesa varesina è un pilastro della diocesi alla quale ha dato figli che l’hanno onorata e la onorano. Si può ricordare lo stuolo di parroci e missionari impegnati in difficili compiti quotidiani e poi coloro che hanno percorso la scala della gerarchia ecclesiastica: il compianto monsignor Macchi, segretario di un grande papa, oggi i vescovi Giudici a Pavia, Patriarca in Zambia, Caprioli a Reggio Emilia, Busti a Mantova, alcuni vescovi ausiliari e per concludere il numero 1, lo strepitoso cardinale Nicora, attuale “ministro delle finanze” in Vaticano. Che si vede “potare” il suo amato giornale di casa. Mica male. Dietro questo clero positivo ed esemplare c’ è un vasto mondo di fedeli, molti dei quali in Luce hanno un forte e costante riferimento. Non basta: il piano editoriale che ha nel mirino il giornale già oggi fa sentire lontana e quasi ostile Milano negli ambienti politici ed economici di segno laico. Valutazioni non di maniera, ma fondate sul rispetto per l’azione di Luce, per la sua costruttiva presenza nel panorama della comunicazione locale.
Ma il vero scoop dei freddi uomini delle cifre è un altro: Luce sgarrettato quando si avvia alla conclusione la beatificazione di monsignor Sonzini, il suo fondatore. Sonzini, un simbolo di tutta Varese perché egli ha avuto anche una bella storia di cittadino se, grazie al suo coraggio, molto gli deve la democrazia.
In un momento così difficile non può mancare tuttavia la speranza: essa può avere come interpreti gli uomini di chiesa espressione di una città, di un territorio che, anche attraverso Luce, fanno della diocesi ambrosiana un’avanguardia del cattolicesimo.

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Pubblicato il 18 Luglio 2007
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