Villa Calcaterra, una telenovela nostrana
Da più di dodici anni la villa è inutilizzata, nonostante i lavori svolti lo scorso anno. Dovrebbe ospitare uffici distaccati di Provincia e Comune, ma ancora nulla si è mosso
«La vicenda di Villa Calcaterra è emblematica della realtà amministrativa bustocca. Qui si parla, si fanno grandi progetti, ma poi, all’atto concreto, zero». È il mordace commento di Valerio Mariani, capogruppo dell’Ulivo in consiglio comunale e, da sinaghino, attento allo storico immobile, edificato più di cent’anni fa in via Magenta, in quella che allora era la periferia del libero Comune di Sacconago, poi inglobato, con Borsano, da Busto, durante la riforma amministrativa mussolininana del 1927. La lettera di una residente della zona, che dal suo balcone da anni assiste all’abbandono di una struttura di questo pregio e del suo parco, torna a far parlare di Villa Calcaterra, preda delle lentezze della politica e della burocrazia fino a diventare dormitorio di fortuna per sbandati.
Passati i giorni dell’impiego residenziale, e dopo essere stata usata come temuto comando nazista durante la guerra, la villa era stata impiegata infine come scuola elementare, e in seguito, con il crollo delle nascite negli anni Ottanta, trasformato in succursale per il non lontano Liceo Scientifico A. Tosi. Già nei primi anni Novanta si iniziò, ancora sotto il sindaco Rossi, a parlare di destinazioni alternative: si prospettava la possibilità di farne la sede del Commissariato di Polizia bustese – tuttora costretto in un’ala di palazzo Gilardoni, in una situazione logistica al limite dell’insostenibile, e senza prospettive di trasferimento in vista. Caduta anche a Busto la Prima Repubblica sotto i colpi di maglio giudiziari di Tangentopoli, si aprì l’era del monocolore leghista sotto Gianfranco Tosi, e la succursale del liceo chiuse: ben presto la Villa cadde nell’oblio. Frattanto si parlava di farne una sede per le associazioni cittadine, ipotesi poi sfumata perchè economicamente non sostenibile. «Non meraviglia affatto che la situazione si sia trascinata per tutti questi anni» commenta Mariani ripercorrendo l’iter storico dell’immobile. «Del resto la gestione del patrimonio immobiliare è stato uno dei grandi fallimenti della Giunte Tosi e Rosa».
Infine, in tempi più recenti, si prospetta il trasferimento di alcuni
uffici comunali: «il settore lavori pubblici sembra la scelta più probabile» riferisce Mariani. Con il bustocco Marco Reguzzoni saldamente in sella come presidente della Provincia di Varese, si definisce con la convenzione un accordo per cui Villa Calcaterra ospiterà anche alcuni uffici distaccati dell’amministrazione provinciale, quasi ad attuale quella provincia multipolare onnipresente nei discorsi del sindaco Farioli. Mentre si chiacchiera, è il commissario prefettizio Guglielman, ricorda Mariani, a far partire una serie di lavori per rimettere in sesto la villa. L’intento è di renderla adatta ad ospitare temporaneamente quegli uffici che dovranno essere spostati da Palazzo Gilardoni durante la ristrutturazione e messa a norma del municipio. «Il fatto è» spiega con un sospiro il capogruppo dell’Ulivo «che l’amministrazione ancora non ha un piano preciso per l’attuazione della legge 626, come già ha rilevato più volte il collega Porfidio. Ancora non si è deciso quali settori andranno spostati, nè quando… Certo fare della villa una sede distaccata per uffici pubblici appare un’idea valida, a patto che il parco resti fruibile al pubblico». Intanto Villa Calcaterra vivacchia, con le erbacce che già si fanno strada attraverso il nuovo vialetto d’accesso, in attesa di conoscere il suo futuro.
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