Betty e Chicco, da trent’anni con i burattini

Nel settembre 1977, Chicco fece il suo esordio nel teatro delle marionette. Venerdì 7 settembre riproporrà il suo primo spettacolo "L'acqua magica"

Da trent’anni insieme nella vita e nel lavoro. Per tutti sono Betty e Chicco Colombo, i più famosi "burattinai" della provincia, molto stimati in tutt’Italia.
Saranno i grandi amici dei bambini anche all’interno della Festa "Anche Io". Noi compiamo 10 anni, loro trenta. Alla Schiranna ci sarà l’occasione per ricordare gli importanti traguardi raggiunti.
La prima uscita  sarà subitissimo, venerdì 7 settembre alle ore 18, con lo spettacolo "L’acqua magica".

«La prima volta che ho presentato lo spettacolo era il settembre 1977. Eravamo alla festa dell’Unità a Malnate. Ero tesissimo, con mio cognato in qualità di assistente. Non posso dire che sia stato un successo, ma è andata. Eravamo in un capannone con una trentina di persone. Il ricordo più bello, però, è legato alla baracca in cui facevo animazione. Un teatrino costruito nel gennaio prima nel cortile del "vecchio" burattinaio di Biandronno. Un freddo tremendo e io che sognavo una falegnameria calda e accogliente. Ma lui, determinato, non concesse alcun "confort" alla sua arte. Quel teatrino è ancora nella mia dotazione, lo vedrete venerdì, ancora perfetto, frutto di un’arte ormai scomparsa…»

Uno spettacolo tradizionale, che ha ancora un pubblico?
Io lo tengo ancora in repertorio soprattutto per una questione affettiva, perchè è un esempio di un modo di fare i burattini molto tradizionale. Da allora io ho conosciuto altri stili, ho fatto ricerca, ho sperimentato trovando la mia via. Ma quello spettacolo continuo a presentarlo e sempre con successo. Devo dire che, in effetti, i bambini di oggi sono cambiati, figli di un sistema fatto di televisione e di esperienze "usa e getta". A volte mi rendo conto che i piccoli spettatori sono portati ad interagire, ad essere sfacciati. Eppure, quando si trovano davanti ad una proposta di qualità la loro reazione è perfetta: sono attenti e partecipativi ma assolutamente educati. Hanno, magari, diversi modi di seguire, ma il risultato è lo stesso dei loro padri, trent’anni dopo.

Una vita per i burattini. Quale bilancio?
Io ero un perito tessile, ma dopo cinque anni in azienda ho capito che non era la mia vita e ho iniziato a studiare teatro. Poi, un giorno, grazie a mia moglie Betty, fui spettattore allo spettacolo del vecchio burattinaio Ualberto Niemen e lì avvenne il miracolo. Quell’arte rappresentava tutto ciò che cercavo: narrazione, pittura, scultura. Mi appiccicai al burattinaio come un ombra e imparai tutti i trucchi del mestiere.

Oggi dove sei arrivato?
«Tutta la mia vita è stata ricerca e sperimentazione: prima i burattini tradizionali, poi materiali alternativi come scope e ombrelli. Poi passai alla gommapiuma, fino ad approdare alla carta, un materiale che si presta in modo eccezionale a creare figure bi e tridimensionli. Il primo spettacolo fu "Cartina" che ottenne un grande successo. La sperimentazione è poi continuata e oggi sono concentrato sull’incontro tra carta, burattini e arte. Il prossimo spettacolo sarà " Pierino al mercato di Luino" una specie di monopoli dove Pierino si aggira tra le bancarelle girando il dado che si chiama "Gianercole". Devo dire che la carta è quella che meglio esprime me stesso. Sin da piccolo, ho avuto la passione delle figurine che ritagliavo dal Corriere dei Piccoli: soldatini, ciclisti, calciatori. Li ritagliavo e passavo i pomeriggi a giocarci inventando storie e scontri epici.

Cosa ha rappresentanto Betty nella tua vita artistica?
Vita artistica e vita di coppia. Il nostro è stato un incontro importante e prezioso. Dal nostro incontro nel 1976 ad oggi siamo stati complementari: lei mi ha "raccolto" quando ero in crisi, appena uscito dall’industria. Mi ha accolto con la sua esperienza di maestra. Poi, negli anni ’90, anche lei ha abbandonato l’insegnamento per seguirmi nella ricerca teatrale. Sette anni fa, la vera svolta di Betty che ha iniziato ad esprimere la sua vera inclinazione: il lavoro attorno alla parola. La narrazione e il racconto sono diventati la sua arte. "Luci negli occhi", che presenterà venerdì 7 alle ore 21.00, è la storia vera di sua nonna che partì da Cazzago Brabbia, con l’ultima figlia, alla ricerca del marito, migrato in Aergenita e mai più tornato. Un racconto coinvolgente e travolgente, narrato con semplicità.

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Pubblicato il 05 Settembre 2007
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