“Il balordo”: l’omosessualità durante il Ventennio
Mercoledì sera a Villa Recalcati sarà proiettato il rarissimo sceneggiato tv realizzato per la Rai nel 1978, tratto dall'omonimo romanzo di Piero Chiara
Che cosa poteva succedere durante il fascismo a un omone bonario e sempliciotto, etero ma un po’ troppo amico di un uomo gay? Il balordo, romanzo del 1967 con cui Piero Chiara vinse il Premio Bagutta, è una delle poche testimonianze su un dramma "sommerso" ma non per questo meno tragico: il confino degli omosessuali durante il regime fascista. Infatti il protagonista, Anselmo Bordigoni, a causa dell’amicizia con Luigi Persichetti, detto "Ginetta", sarà prima messo in croce dalle malelingue e condannato al confino, per poi tornare in paese ed essere fatto sindaco a furor di popolo.
Una storia paradossale, abilmente raccontata dalla penna di Piero Chiara e che fu ripresa nel 1978 dallo sceneggiato tv diretto da Pino Passalacqua, cui presero parte tra gli altri grandi come Tino Buazzelli e Teo Teocoli, allora giovane attore venuto dal Sud in cerca di fortuna, che presto si sarebbe sposato con una varesina. Tra i più cari ricordi dell’attore, come ha raccontato lo scorso anno in un’intervista a VareseNews, c’è proprio l’incontro con Chiara sul set del film: «Ero un autodidatta e facevo fatica a ricordare tutte le battute a memoria. Allora Chiara mi incoraggiava, dicendomi di non preoccuparmi, di essere spontaneo e di non recitare a memoria. E io, allora, lo facevo ridere con la mia imitazione di Adriano Celentano». Teocoli non ha mai nascosto il suo legame con la città di Varese, dove ogni anno porta il suo "One man show", guadagnandosi ogni volta il tutto esaurito come è successo anche quest’anno a marzo al Teatro Apollonio.
Stasera, alle 20.45 a Villa Recalcati, il Festival del racconto proietterà una rarissima copia dello sceneggiato trasmesso della Rai: nuovo appuntamento a cavallo tra letteratura e cinema, che segue la proiezione di Il piatto piange, ieri sera al Sociale di Luino. A presentare la serata Mauro Gervasini e Matteo Inzaghi.
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