Il ciclismo è malato ma i tifosi vogliono sognare ancora
La nazionale italiana sotto torchio per le accuse sul doping mosse dalla stampa tedesca. Di Luca: «Non posso correre questo Mondiale, vincerò a Varese l’anno prossimo»
Il ciclismo, a volte, sembra un mondo a parte. Una realtà tra il virtuale e il fiabesco, spesso antistorica, ipocrita, ma sostenuta da un popolo, quello degli appassionati, che preferisce sognare, divertirsi, immaginare imprese eroiche senza badare troppo ai problemi.
E così, capita anche questo: il direttore generale di Varese 2008, Gabriele Sola, nell’accogliere la Nazionale alla festa presso il Liederhalle di Stoccarda, chiama anche Danilo Di Luca, fresco di squalifica (4 mesi) per essersi fatto curare da un medico con fama (accertata) di dopatore. La gente lo acclama come un eroe, applaude e lui ringrazia con una promessa: “Poiché non posso correre questo Mondiale, vincerò a Varese l’anno prossimo”.
Poco più tardi, durante il discorso del numero uno del ciclismo mondiale, Pat McQuaid, il presidente della Provincia, Marco Reguzzoni, interrompe goffamente il cerimoniale per chiedere uno “sconticino” di squalifica per Ivan Basso che, ricordiamo, è fuori 2 anni per aver usufruito dei servigi (consulenze) di un altro famigerato dopatore, lo spagnolo Eufemiano Fuentes. Prassi tipicamente italiana di chiedere l’aiutino o, addirittura la piccola raccomandazione…
Succede anche questo, in uno sport che fa davvero fatica a cambiare. Ciò che interessa ai tifosi italiani è una sola cosa: che lo spettacolo continui, sempre e comunque.
All’opposto, invece, va interpretato quanto accade in terra tedesca, dove la nostra Nazionale sembra particolarmente presa di mira dalla stampa e dalle istituzioni locali.
Un clima pazzesco. Il Mondiale di Stoccarda si apre con un’atmosfera surreale: c’è una psicosi da doping che, in sala stampa, sta diventando patologica. Se è vero che il ciclismo è malato, abbiamo la conferma che il caro “vecchio” mestiere dell’inviato è altrettanto sofferente.
Le gare passano in secondo piano, la vecchia e la nuova generazione degli inviati vivono le giornate tendendo l’orecchio alle voci più disparate e, alla parola doping, s’infervorano: in questo, la stampa tedesca è in prima fila. Stiamo davvero assistendo a qualcosa di paradossale. Un breve resoconto della giornata di ieri è l’emblema della psicosi che si vive in quel di Stoccarda.
Ore 12: in sala stampa si presenta una signora distinta sui quarant’anni, bionda, di aspetto minuto. Chiede un po’ di attenzione e i giornalisti tedeschi gliela concedono con solerzia: si tratta della signora Suzanne Eisenmann, presidente dell’organizzazione dei Mondiali, nonché assessore allo sport della città. Con il volto teso, ma la voce ferma comunica di aver chiesto alla giustizia ordinaria del Land un parere in merito alla posizione di Paolo Bettini. L’organizzatrice non ritiene opportuna una partecipazione di Bettini, dopo le rivelazioni della stampa (tedesca, ovviamente) in merito a una presunta confessione di Sinkewitz che incastrerebbe il toscano.
La signora Eisenmann chiede un parere alla magistratura entro 24 ore e se ne va dalla sala stampa: da quel momento, la malattia dilaga tra gli inviati. Si diffonde la notizia che Paolo Bettini sia già sotto torchio in procura: alcune agenzie battono addirittura questa informazione. Presso la sede della polizia cittadina, durante il pomeriggio, si presentano giornalisti in cerca d’informazione e, paradosso dei paradossi, giornali ondine e cartacei danno per vera tutta questa storia. Persino la Gazzetta online, in un primo momento, lancia questa notizia.
Ma dov’è Bettini in questo giovedì di ordinaria follia? La mattina si allena sulle strade a Sud di Stoccarda per almeno un paio d’ore. Alle 12, al quartier generale azzurro al Relaxa hotel, arriva una telefonata della polizia di Stoccarda: l’agente al telefono chiede di poter parlare con “Herr Paolo Bettini”, il capo ufficio stampa, Monica Masini, risponde che il corridore non è in albergo ma è uscito in allenamento.
Alle 14, la polizia di Stoccarda richiama Bettini e lo trova finalmente in hotel: l’agente parla in un inglese molto stentato, Paolo non capisce né l’inglese, né il tedesco. I problemi di comunicazione rendono impossibile il proseguimento della telefonata: Bettini fornisce il numero di telefono del suo avvocato e chiede alla polizia di parlare con lui. Stop.
Dopo il pranzo, nel pomeriggio, il campione del mondo rimane in camera sua, in hotel, a dormire: tutto questo mentre in sala stampa lo davano quasi in arresto senza la minima verifica della notizia. In tutta la giornata, l’addetto stampa della Nazionale non ha ricevuto praticamente alcuna chiamata per eventuali accertamenti.
In sarata, il presidente dell’Uci, Pat McQuaid stoppa la signora Suzanne Eisenmann: “Il ciclismo e questi Mondiali non possono essere strumentalizzati per fare propaganda politica. Bettini può e deve correre domenica: non ha violato nessun regolamento”, ammonisce l’irlandese. Ma, nonostante le sue parole, la stampa locale non sembra cambiare atteggiamento: aspettiamoci di tutto.
Stamattina, gli azzurri sono usciti per una ricognizione sul percorso: tre ore di allenamento, prima d’incontrare i giornalisti. Con la squadra, si è allenato anche Danilo Di Luca che rimarrà con il gruppo fino a domenica sera. Ballerini, nel frattempo, dovrà comunicare ufficialmente chi sostituirà l’abruzzese in gara. A quanto pare, le due riserve, Nibali e Visconti, non correranno: pare che sia stato allertato Matteo Tosatto. Anche le ragazze, con la nostra Noemi Cantele in testa, si stanno allenando sul circuito. Nel pomeriggio, la varesina ci racconterà le sue impressioni alla vigilia di una gara che la vedrà tra le principali favorite.
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