La scuola varesina ha “perso” 2500 studenti
Dall'indagine condotta dalla Provincia risulta che il 6,5% dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni è uscito dal circuito della formazione
Sono 2492 gli studenti varesini tra i 14 e i 18 anni che non risultano inseriti in uno dei percorsi scolastici. Il dato, confortante se comparato agli anni precedenti dato che si sono raggiunti i minimi negli ultimi dieci anni, evidenzia ancora un buco nero del sistema educativo con la percentuale di 6,5%.
«La scuola , a volte, non è in grado di attrarre e motivare i ragazzi – commenta il dirigente dell’Itc Tosi di Busto Benedetto Di Rienzo – Abbiamo ancora un sistema vecchio di vent’anni che non risponde alle esigenze dei giovani. Le attrattive del mondo esterno a volte sono difficilmente contrastabili dal mondo scolastico».
I dati, risultati di un’indagine condotta dall’Assessorato al Lavoro, Formazione Professionale e Istruzione della Provincia di Varese relativi all’andamento del totale degli alunni iscritti nelle scuole superiori pubbliche e private negli ultimi quattro anni scolastici, evidenziano che la scuola nell’ultimo anno ha recuperato mille studenti.
«Il trend in discesa non deve far gridare alla vittoria – aveva spiegato il dottor Alberto Bramanti, docente della Bocconi nel corso di un convegno sul tema della dispersione – il fenomeno è altalenante. Ci si attende una nuova impennata con l’arrivo degli studenti extracomunitari. Ormai la scuola non è più sufficiente ad arginare un problema che è trasversale perchè dipende dal disagio personale di ognuno. Si abbandona dopo una bocciatura, o perchè si perde l’interesse nello studio, ma anche perchè la famiglia non reputa la scuola educativa, per situazioni familiari disastrose, per scarsa autostima».
E proprio sull’autostima sta puntando il settore della formazione professionale, considerato spesso l’ultima spiaggia dell’istruzione: « Nell’immaginario collettivo si pensa sempre alla formazione come alla bolgia umana – spiega Paolo Zuffinetti, responsabile dei corsi dell’Enaip di Busto – ma bisogna dare atto ai centri che stanno adottando il modello inclusivo. Le situazioni dei nostri studenti sono spesso drammatiche, quindi abbiamo puntato su un accompagnamento del ragazzo di 14 anni al mondo del lavoro, preparandolo ad affrontare il “nuovo mondo”. Il fatto è che l’iscrizione ai centri di formazione è limitato nei numeri, per cui dobbiamo rifiutare molte richieste».
Convinto che la lotta alla dispersione passi proprio dalla formazione professionale è anche l’assessore provinciale all’istruzione e formazione professionale della Provincia, Andrea Pellicini : «Penso che sia importante sottolineare il forte incremento che ha investito anche il sistema della Formazione Professionale: siamo infatti passati dai circa 1.800 iscritti dell’anno 2003/2004 ai più di 2.600 del 2006/2007. Un simile aumento testimonia l’efficacia di questo “canale formativo” nella lotta contro la dispersione scolastica, un fenomeno che ci proponiamo di azzerare, con l’obiettivo di scendere sotto il 5% entro due anni. Lo “star bene a scuola”, vivere in un clima giusto coinvolgente e gradevole, migliora le relazioni con sé stessi e con gli altri e predispone i ragazzi all’accettazione della scuola, della sua funzione, del suo significato e del suo valore. L’accettazione, che origina dalla convinzione e non dalla costrizione, previene e attenua le situazioni di disagio».
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