Ospedale dei bambini, un sogno da ritrovare

Se fossimo in maggior numero ad avere la passione civica di Emanuela Crivellaro, cuore e anima del Comitato Tutela del Bambino in ospedale, certamente avremmo una Varese di gran lunga migliore: lo dico perché non siano fraintese alcune considerazioni a margine del suo intervento dopo l’annuncio della realizzazione entro il 2011 di quello che sembrava un sogno: l’ospedale Filippo Del Ponte dedicato ai bambini.
Un progetto presentato anni fa da un varesino tosto come pochi, Carlo Lucchina, che dopo avere avuto la responsabilità della gestione della Provincia negli anni più bui della sua storia, è diventato leader, sempre amministrativo, della sanità varesina prima e lombarda poi.

Ricordo il giorno dell’annuncio: a Villa Tamagno non c’era un buco libero, infatti all’invito di Lucchina avevano risposto numerosi primari dei due ospedali cittadini. Quel giorno è rimasto memorabile perché furono palpabili la coralità dell’assenso al progetto, il sincero interesse dei sanitari, il momento di stretta comunanza tra universitari e ospedalieri.
Un successo personale di Lucchina, decisissimo a realizzare un’opera fondamentale per la nostra gente, per la crescita della già grande tradizione medica varesina, per il prestigio
della politica lombarda.
Le tribolazioni, conseguenti anche a scelte errate, per il nuovo “Circolo”, distolsero poi l’attenzione dal progetto dell’ospedale dei bambini oggi recuperato e addirittura in parte già finanziato.

Non sono un esperto di sanità, ma come cronista conosco gli uomini e la politica e di conseguenza la lunga serie di sogni infranti, di progetti rovinati, di mete fallite, di diritti negati ai cittadini negli ultimi quarantaquattro anni della vicenda varesina. Non premo dunque l’acceleratore dell’entusiasmo e della fantasia dopo l’annuncio della nascita dell’ospedale dei bambini, mi limito al servizio alla gente, chiamando in causa con fermezza la città degli assenti, quella che sta zitta e poi vota da pecora anche davanti al vuoto amministrativo, premiando così gli inadeguati che per anni hanno impedito il suo sviluppo.
Lo faccio chiedendo un impegno preciso e forte alla città dei presenti, di chi in campi diversi persegue il bene della comunità con un’azione personale e diretta.

Ai varesini mi sento di chiedere di ritrovare lo spirito antico, quello di generazioni che alla città hanno fatto fare salti di qualità. L’ospedale dei bambini è l’occasione giusta per
ritrovarsi, per ricominciare a collaborare, per chiedere e ottenere di essere parte attiva nel progetto che non è faraonico, che guarda ai nostri figli, prezioso se saprà soddisfare tutte le esigenze per le quali nasce.
In questi anni Il “Circolo” spesso ci ha inaciditi nei confronti della sanità , ma le piccole disavventure nella collettività hanno fatto nascere una nuova coscienza che oggi per il Del Ponte dedicato ai bimbi invita Varese a un’ attenzione supportata da spirito di collaborazione e tanta sensibilità, garanzia e stimolo per chi dovrà realizzare il progetto.

Si presenta la prima importante occasione perché la Varese delle istituzioni e della gente cominci “a fare sistema”, a collaborare nel rispetto delle competenze per uno scopo di comune, enorme utilità.
Un ospedale dei bambini richiama linfa nuova anche alla cultura delle donazioni. Abbiamo una splendida tradizione che può essere ripresa con presenze e riferimenti diversi rispetto al passato, con iniziative piccole e tuttavia ben mirate. Si deve capire che alla lotta contro la sofferenza tutti possono partecipare. Alla sanità, bene collettivo, si possono fare molti doni e tutti diversi: conta che ci sia la stessa sensibilità e che si sappia di una Varese che vuole ritrovare i suoi ospedali e farne parte, come un tempo. Cioè con disponibilità e discrezione.

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Pubblicato il 25 Settembre 2007
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