Sarfatti: “Ecco perché mi candido in Lombardia alla guida del Pd”
L’ex candidato alle regionali: “Chiedo appoggio a quelle forze attive operanti nel lavoro, nell’impresa, nella finanza, nelle professioni, che tanta parte possono avere per la effettiva ripresa di uno sviluppo di qualità nei nostri territori”
L’accelerazione di Ds e Margherita verso il nuovo Partito Democratico ha vivacizzato il panorama politico italiano e ha creato le condizioni per una forte innovazione nella politica. Un’occasione decisiva ed importante per il Paese, ma vitale per il futuro benessere politico della Lombardia.
Da quasi 15 anni in Lombardia governa il centrodestra e lo stesso avviene per Milano. Una realtà politica che è l’evidente testimonianza di come i grandi processi di trasformazione sociale ed economica siano rimasti, nei fatti, distanti dalla capacità di analisi delle forze del centrosinistra. Rivelando la debole e inadeguata risposta fornita alla domanda proveniente dal mondo del lavoro a quello dell’impresa, dall’artigianato al commercio, dalle professioni al lavoro autonomo, dai servizi al disagio sociale, dalla cultura all’ambiente.
Non avrebbe alcun senso, oggi, perdersi nella ricerca di responsabilità individuali o di parte. Così come non ha alcun senso predicare l’antipolitica e il conflitto permanente con i partiti politici. Nei territori del Nord il problema tocca l’intera collettività del centrosinistra e riguarda, se pure in forme e modi diversi, partiti, associazioni, intellettuali, settori di società civile.
Tra ceto dirigente del centrosinistra e elettori lombardi sono mancati quadri politici capaci di intercettare le esigenze nuove e di portarle all’interno della politica, per dare forza e vigore ad un progetto di sviluppo alternativo e diverso da quello formigoniano e leghista. Troppe volte e troppo spesso è mancata la fiducia e la convinzione nella possibilità di proporre e attuare progetti di ampio respiro, fondati sui grandi valori della cultura democratica e riformista.
Le forze vive del contesto sociale ed economico richiedevano risposte, che dovevano essere date a loro così come a quella progressiva e crescente emarginazione sociale, accentuata dai grandi flussi di immigrazione, prodotti dalla globalizzazione incalzante, ma anche da oggettive necessità di economia interna.
In realtà i quadri politici del centrosinistra sono stati spesso deboli in entrambe le direzioni, troppo concentrati in logiche auto-referenziali, che hanno portato ad attribuire un peso eccessivo alla cura del posizionamento e dei rapporti tra le diverse e frazionate organizzazioni.
In Lombardia la soggezione verso il formigonismo ha reso difficile la sintonia con una realtà caratterizzata dalla stretta compresenza di aspetti di avanzata modernità e di grande disagio sociale. Qui, assai più che altrove, l’innovazione della politica è perciò fatto decisivo per il futuro della regione. Ma anche per il Paese, dato il ruolo e il peso che la regione stessa ha nel contesto europeo e mondiale.
L’attuale fase di nascita del Partito Democratico, con le elezioni del 14 di ottobre e con la formazione delle Assemblee Costituenti, nazionale e regionale, dovrà essere caratterizzata dalle due colonne portanti di ogni nuovo “stato nascente”: partecipazione ed entusiasmo.
Sarebbe imperdonabile sottovalutare il rischio di una scarsa affluenza ai seggi elettorali e, ancor di più, che le Costituenti non siano già esse formate da un ampio ventaglio di delegati, che vada ben oltre le attuali e tradizionali rappresentanze politiche. In entrambe le Costituenti non potranno mancare donne e uomini, giovani e anziani, che rappresentino volti, storie, esperienze personali davvero nuovi per la politica.
Anche il rinnovo dei ceti dirigenti è percorso riformista. Contendibilità delle leadership e loro rinnovamento devono essere la cifra del partito nuovo. Ma sbaglierebbe gravemente chi presupponesse “sostituzioni pesanti” dei ceti dirigenti attuali. Se la responsabilità di quanto successo è responsabilità collettiva, ora la priorità è consentire l’innesto di persone nuove, che portino alla politica gran parte di quanto, per lunghi anni, ne è rimasto fuori. Ci sono le condizioni perché ciò possa realizzarsi col voto popolare del 14 di ottobre, ma non è scontato che ciò avvenga.
Ampia riconoscenza va riservata a DS e Margherita per la storica decisione di andare oltre sé stessi. E altrettanto va fatto nei confronti di Walter Veltroni, che per primo ha fornito la sua disponibilità per la candidatura alla guida del partito. Così come a Rosy Bindi (unica donna nell’intera contesa) e a Enrico Letta, che con pari generosità hanno deciso di animare il confronto, arricchendolo e qualificandolo col loro contributo. Sino ad oggi, però, non è apparsa un’analoga ampia disponibilità per la guida del PD in Lombardia. Appare, anzi, che nella proposta dei dirigenti regionali di un’unica candidatura congiunta, vi sia un ricompattamento, sul piano locale, dei due partiti e delle loro correnti interne. Che non depone a favore di quel percorso di scomposizione e riaggregazione che, invece, è linfa vitale per l’innovazione di una forza politica nuova.
Che ciò avvenga nel territorio che più di ogni altro necessita di un forte segnale di discontinuità, temo possa smorzare quegli entusiasmi che bisognerebbe tenere vivi, per accompagnare il processo innovativo. Pertanto, in linea con le decisioni adottate dall’Apd Lombardia nel luglio scorso, relative alla proposta di formazione di liste che privilegino il rinnovamento della politica, ritengo opportuno di dichiarare, ora, la disponibilità perché, entro il 12 settembre, sia formalizzata la mia candidatura alla Segreteria Regionale del Partito Democratico.
Metto cioè nuovamente a disposizione la mia esperienza, maturata fuori dalla politica, ma poi completamente dedicata ad essa, successivamente alla mia candidatura alla Presidenza della Regione Lombardia, sostenuta da tutte le forze politiche del centrosinistra nelle elezioni regionali del 2005.
Chiedo a tutte le componenti del centrosinistra lombardo, partiti, associazioni, intellettuali e cittadini di valutare l’utilità di tale disponibilità nel quadro attuale. Lo chiedo a quel vasto mondo dei non iscritti agli attuali partiti politici, che sono interessati e desiderosi di fornire il proprio apporto alla politica in una prospettiva di vero e profondo rinnovamento, potendo essere, essi stessi, protagonisti decisivi del cambiamento. Lo chiedo, nel contempo, ai candidati alla segreteria Nazionale del nascente Partito Democratico. Lo chiedo a quelle forze attive operanti nel lavoro, nell’impresa, nella finanza, nelle professioni, che tanta parte possono avere per la effettiva ripresa di uno sviluppo di qualità nei nostri territori, e che sono da tempo lontane da un rapporto con la politica, ma che oggi comprendono le conseguenze negative di questa loro lontananza. Lo chiedo, infine, anche alle forze più coscienti del centro destra, che non si sentono rappresentate né dagli estremismi leghisti e berlusconiani, e neppure dal più sofisticato, ma provinciale formigonismo.
Nell’offrire la mia disponibilità, dichiaro sin d’ora la mia stima in Maurizio Martina, giovane segretario regionale dei DS, che unisce all’esperienza maturata all’interno del suo partito tutta la carica positiva della sua giovane età. Sarò felice di dare a lui tutto il supporto della mia esperienza, senza alcuna riserva mentale o di posizionamenti, che non ho, nel caso che sia egli il vincitore della competizione elettorale. In ogni caso, sulla base di un’autonoma posizione politica, mi adopererò perché si realizzino le condizioni della più ampia garanzia del confronto fra tutte le posizioni in campo.
Sono certo che la Lombardia, in una logica federale del partito nuovo, potrà svolgere un ruolo di grande laboratorio politico e culturale, utile a sé stessa e all’intero Paese, in particolare per la riconciliazione tra centrosinistra ed elettori lombardi, che mi rifiuto di ritenere irrecuperabili ai grandi valori della solidarietà, dello sviluppo, della qualità, della laicità, del merito, in una parola sola della libertà. Intesa come condizione per il mantenimento dell’autonomia e della realizzazione del progetto di ciascuno, per il miglioramento della qualità della vita complessiva, attuale e delle generazioni future. Come laboratorio per un progetto alternativo al centrodestra, nella prospettiva di assetti istituzionali rinnovati e in una logica maggioritaria e bipolare.
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