“Sarfatti, io non ti voterò”
I due candidati alla leadership del partito democratico lombardo si sono presentati all'aula magna della scuola Nazario Sauro
Per tutti c’è una prima volta. Anche per Riccardo Sarfatti e Maurizio Martina, candidati alla leadership regionale del nascituro Partito Democratico. A Malnate, nell’aula Magna della scuola Nazario Sauro, i due candidati si sono confrontati di fronte a circa 150 persone.
Dopo le istruzioni del “come si vota” di Samuele Astuti, con conto alla rovescia aggiornato al minuto, sono arrivate le prime due domande di Greta Achini, generiche ma necessarie, sul significato del Pd e sulle differenze tra le due candidature. «Mi sforzo di parlare a una società aperta – dice Martina – per ricostruire un impegno civico e collettivo, per superare le contrapposizioni di questo Paese: vecchio e giovane, nord e sud, donne e uomini. Occorre recuperare il tema del merito e della responsabilità». «Punto sull’innovazione – replica Sarfatti – e il partito democratico risponde alla mia esigenza di trovare una collocazione politica che va oltre i vecchi schemi nei quali non mi identificavo prima e tantomeno adesso. Il Pd consente di rispondere a due temi come quello della sostenibilità ambientale e la democrazia, aspetti intimamente legati tra loro».
Le differenze tra i candidati regionali, però, ci sono e non sono solo anagrafiche. «Io ho più del doppio della tua età – dice scherzando Sarfatti – ma forse cambiare i partiti è un’esperienza più difficile per te. Dobbiamo dircelo, perché da 15 anni non governiamo in regione». Martina lo segue sul crinale senza paura. «Io faccio fatica a leggere la mia esperienza nella logica fuori o dentro i partiti. La sconfitta per 15 anni è il risultato di una debolezza culturale. Bisogna prendere per mano gli elettori e iniziare a parlare di chi vuole innovare e chi vuole conservare».
Il primo tempo finisce con un pari e patta. Sul palco vengono chiamati i consiglieri regionali Stefano Tosi , Giuseppe Adamoli e il costituzionalista Giorgio Grasso, sostenitori rispettivamente di Walter Veltroni, Gianni Letta e Rosi Bindi. Con loro anche Marco Viscardi, presidente del comitato del Pd malnatese e Lina Balzan, per moderare il confronto allargato.
Come primo atto, i tre motivano il loro voto ai candidati nazionali. Laicità, capacità di sintesi tra cattolicesimo e politica, coraggio nel metterci la faccia, per la Bindi; concreto, giovane, maturo e non ideologico, per Letta; leader riconosciuto e quindi necessario per la costituzione di un nuovo partito, per Veltroni. Tosi è sempre calmo, ma il rumore in sottofondo del suo cervello che analizza, si sente. «Cio’ che manca nel dibattito politico italiano è il concetto di valutazione del politico, ecco perché esistono i Grillo». Adamoli assume il ruolo del "guastatore consapevole" della serata: «Io sono grato a Sarfatti perché si è candidato, però voterò Martina». Il capogruppo dell’Unione in consiglio regionale incassa con una certa disinvoltura, ma non getta la spugna. «Vorrei convincere Giuseppe a votare me, senza dimenticare che l’obbiettivo ultimo è fare bene il partito democratico». Adamoli non affonda e lascia che i due presentatori leggano le domande del pubblico: questione morale, come intercettare i voti nel nord Italia, questione ambientale. «La politica ha un costo ed è giusto che i politici guadagnino bene – risponde Grasso, professore universitario dell’Università dell’Insubria e capolista nazionale per il collegio di Varese – ma in Italia ci sono anche grandi privilegi inaccettabili. Il berlusconismo è entrato nella testa della gente e il partito democratico serve per riportarla alla politica. Ricordo a tutti l’importanza del termine "solidarietà" tra quelli che identificano i valori del nuovo partito».
Tosi, spietato e lucidissimo, spiega perché il centrosinistra non intercetta i voti del nord: «Qui perdiamo perché gli operai le casalinghe e i pensionati non votano centrosinistra. Allora bisogna parlargli, e per farlo non è detto che un giovane riesca a parlare ai giovani o una donna alle donne».
Martina ribadisce i pilastri del Pd: libertà e responsabilità condivisa, mentre Adamoli rimugina il contrattacco a Sarfatti: «Caro Riccardo io voterò per te quando tu voterai con noi in consiglio regionale sui provvedimenti più importanti». Colpo sotto la cintura. Sarfatti reagisce ricordando al collega e al pubblico che è ancora il capogruppo dell’Unione al Pirellone.
La campagna per le primarie è entrata nel vivo.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
mike su La neve in montagna continua a sciogliersi. Contro la siccità si aspetta la pioggia
Felice su La festa "techno" nei boschi di Lonate Ceppino causa proteste
Rolo su Pullman in sosta con i motori accesi, la segnalazione e la risposta di Autolinee Varesine
lenny54 su "C'è del dolo nelle modifiche al Superbonus"
Felice su Architetti, geometri, ingegneri e costruttori all'unisono: "Da Super Bonus a Super Malus"
Felice su Dentro la loggia del Battistero di San Giovanni a Varese restituita alla città





Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.