La luce di Maria Teresa
Il grande successo della mostra dell'artista messicana conferma il percorso creativo da sempre volto alla ricerca della luce
Una luce che viene da lontano. Una luce piena di vita che racconta la vita. Maria Teresa Gonzalez è partita da quel paese ricco di storia e di luce che è il Messico portandosi dietro un lungo percorso di ricerca e sperimentazione.
Oggi è un’artista che ha davvero qualcosa da dire e il successo della sua ultima esposizione “Sulle tracce della luce” presso la splendida cornice della chiesa di San Giovanni a Casciago è la conferma della sua produzione. La “luce” sembra essere il suo chiodo fisso: nelle sue opere, che siano installazioni, sculture o fotografia, la ricerca parte sempre da ciò che dà vita la mondo, la luce vista come esperienza unica e irripetibile, dove la lampadina nelle sue forme e dimensioni diventa icona e simbolo.
Lampadine fusiformi, panciute vecchie di cinquat’anni che Maria Teresa recupera nei posti più impensati, lampade che illuminano gli stadi o piccole fondi di energia. Lampadine dipinte, ritagliare, incollate, incise in una grande installazione dove ogni singolo pezzo è un’opera a sé.
Un lungo lavoro che dall’ingresso della chiesa sconsacrata conduce il visitatore verso l’altare. Su ogni tela si può cogliere un particolare, una goccia di colore, un collage, una scritta che nell’insieme raccontano il suo lavoro sulle tracce della luce. La luce dipinta dell’opera all’interno dialoga idealmente con le grandi e vere lampade della scultura posta all’esterno: un imponente parallelepipedo colorato con luce a 2000volt. Una scultura che si può solo immaginare accesa poiché la sua potenza sarebbe insostenibile nella realtà, ma che proprio per questo rende l’opera diversa per ciascuno.
«È la ricerca del soffio vitale, della purezza chiara dell’alba – spiega Mario Chiodetti – dell’idea di un percorso che illumini il percorso di ogni creatura nel mondo, spesso evidenziata con una materia all’apparenza pensate, ingombrante , ferrigna, in cui la luce si diverte a danzare, lasciando tracce come comete»
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