Aperto l’impianto di compostaggio di Tradate

Nella zona industriale una struttura unica in Italia: 17 mila metri quadri di terreno con vasca di raccolta dell’acqua e la garanzia di nessuna emissioni di odori indesiderati

Ha aperto a Tradate uno degli impianti di compostaggio più all’avanguardia d’Italia. Piazzale in cemento da 12 mila metri quadri, vasca di raccolta dell’acqua da 5 mila metri cubi, sistema di irrigazione automatizzato per tenere umido il materiale in decomposizione, nessuna emissione di odori. Almeno così garantiscono i costruttori de “La natura che vive”, costruito nella zona industriale di Tradate, proprio di fianco al terreno dove sorgerà la nuova piazzola rifiuti della città. Fortemente voluto da Gino e Giovanni Vanin, proprietari dell’omonima azienda agricola che opera in città da decenni, l’idea di costruire un impianto di compostaggio destinato al riciclo del verde è andata avanti per anni. Sarebbe dovuto nascere nei terreni di proprietà Vanin, vicino all’attuale campo sportivo di via Roma, poi le trattative del Comune hanno portato a una permuta di terreni, localizzando la costruzione nella zona industriale. Da lunedì l’apertura al pubblico dell’impianto che produrrà “compost”, ovvero, dopo una lavorazione del verde e del legno che dura mesi, la creazione di materiale di concime per giardini e piante molto ricco.

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La progettazione dell’impianto è stata seguita e approvata dalla Provincia di Varese. «Siamo uno dei pochi centri in Italia, se non l’unico, che ha rispetta l’ambiente in questa maniera – spiega Giuseppe Di Benedetto, responsabile tecnico dell’impianto -. Non ci sarà emessione di odori fastidiosi, è stato studiato tutto per evitarlo. Gli odori si possono verificare per diversi motivi, ma soprattutto se il materiale viene messo a contatto del terreno, e non è il nostro caso. Oppure a causa di acqua che sosta sotto il materiale, ma il nostro piazzale è stato realizzato in pendenza per raccogliere l’acqua di scarto nella vasca di raccolta. Acqua che sarà poi utilizzata per tenere umido il materiale nei periodi più secchi, senza alcuno spreco».

L’impianto sorge su un’area da 17 mila metri quadri. Il materiale verde viene depositato nel piazzale, dove lo si lascia macinare fino a quando non raggiunge una temperatura di circa 50-70 gradi. Quindi, dopo un periodo che in media dura 3 mesi, viene rivoltato e lasciato ancora macinare. Quando la temperatura è giusta, e il tutto non ha bisogno di un altro eventuale rivoltamento, viene vagliato, ovvero setacciato: quello che non è stato ancora decomposto viene lasciato sul posto, mentre il resto viene raccolto in apposite vasche, pronto per essere ritirato da giardinieri e aziende agricole.
«In futuro vogliamo anche arrivare a produrre i pacchettini di compost, come già si fa in Germania – prosegue Di Benedetto -. Ma per questo ci vorrà tempo. Per ora chi vorrà venire a ritirarlo gli sarà caricato sul camion in cassettoni». Non si conosce ancora il costo del “compost” perché allo studio a seconda della lavorazione. Il costo per lasciare il verde, per cui giardinieri e floricoltori sono costretti dalla normativa a depositarlo in strutture di questo tipo, è di 0.037 euro al chilo. L’azienda lo ritirerà anche dalla discarica comunale, dove i cittadini potranno continuare a portare il verde di scarto.

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Pubblicato il 09 Novembre 2007
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